Chiesa e diaconia - Chiesa Evangelica Di Volla

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Opinioni a confronto

Chiesa e diaconia

Talvolta un’azione caratteristica del mandato della chiesa non sembra essere adeguatamente evidenziata, la diaconia.
Il servizio, la diaconia appunto, è il mandato fondamentale della chiesa.
Possiamo dire che esso è l’essenza stessa dell’essere chiesa. Nel nuovo testamento troviamo questo termine numerose volte. Nell’annuncio del vangelo la persona di Gesù è presentata in vari aspetti, e del suo ministero si sottolinea il suo essere Signore e Salvatore. Ma Gesù stesso è stato il primo “servo”, il suo cammino terreno è stato caratterizzato dal servizio.

 

In Marco 10: 43-45 si legge «Chi vuol essere grande tra voi, sia il vostro servitore e chi vuol essere primo tra voi sia il servitore di tutti; perché il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dar la sua vita come prezzo di riscatto per molti ». I termini: servizio – servire – il servitore ricorrono nel nuovo testamento un centinaio di volte.
La sequela di Cristo è una sequela spirituale ma concretamente si realizza anche nell’etica. L’evento della liberazione di Cristo nel credente può e deve trovare conferma con quelli che sono i frutti che porta anche in campo etico. Quindi cosi come il servire esprime in modo compiuto la missione di Gesù, allo stesso modo non può non rappresentare per il cristiano il suo compito fondamentale e l’essenza della sua vocazione. Tutto è importante nella sequela ma ogni cosa può essere considerata di secondaria importanza in relazione alla diaconia. “Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" 40 E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". (Mt 25, 37-40)
Questa espressione inizialmente la troviamo nel nuovo testamento relativamente al servizio nelle mense, legato quindi ad una esigenza primordiale, il nutrirsi. Simbolicamente quindi il servizio cristiano si occupa delle necessità essenziali del prossimo là dove non sono soddisfatte. Nella nostra epoca c’è chi è ancora affamato e una diaconia vera non può non occuparsi di ciò. Ma il servizio nel nostro tempo deve essere caratterizzato anche dalla capacità di cogliere quali e quante necessità c’è bisogno di soddisfare. Una definizione che il prof. Ricca dà della diaconia mi sembra molto appropriata:“Il diacono è al servizio della vita del prossimo: la vita nella sua espressione fisica,elementare, primitiva. Il diacono, potremmo anche dire, è al servizio del corpo del prossimo, mentre il profeta è al servizio della sua anima. Il corpo affamato, assetato, nudo, incarcerato, ammalato, errante: questo è il campo di attività del diacono. Ecco, allora, il senso proprio della lavanda dei piedi, come lavacro del corpo. Diacono uguale a ministro del corpo dell'umanità crocifissa. Parlare di diaconia significa parlare del cuore dell'Evangelo, della rivelazione di Dio in Cristo. C'è chi dice che c'è troppa diaconia, io dico che ce n'è sempre troppo poca, in quanto in questo campo non si può fare troppo, ma solo troppo poco. Non abbiate, dunque, paura di esagerare perché più c'è diaconia, più c'è chiesa” (Ricca P., Come colui che serve, da La luce, 15/3/91).
Il servizio della chiesa è un’ attività che si esprime in termini personali e organizzati, istituzionalizzati. Talvolta non è molto importante il modo ma il fare. Mossi da questa convinzione, dalla comprensione che il “soccorso” dell’altro passa attraverso l’impegno personale, che diaconia dovrebbe designare la pienezza dell’amore cristiano verso il prossimo…il bisognoso, dove il “tu” diventa il soggetto del mio “servire”. Alcuni credenti di altrettante chiese evangeliche di Napoli e dintorni, hanno dato vita ad un’attività di servizio che si è concretizzata nella nascita di un’associazione che già nel nome vuole dare quest’idea, Tabita. A molti non sfuggirà il nome della discepola che nel libro degli Atti “abbondava in opere buone e faceva molte elemosine”. In un'ottica di servizio globale Tabita nasce come associazione di volontariato e di cultura, poiché nel servizio si intende includere l'esigenza della conoscenza ritenendo anch'essa come appartenente alle necessità primarie, seppure non in modo evidentissimo. Tabita vuole essere uno strumento delle chiese e per le chiese, per quanti siano interessati ad iniziare un cammino di servizio o ampliare l'impegno che già si svolge nella comunità cristiana di appartenenza, ma anche offrire uno spazio a chiunque sia interessato/a a svolgere un lavoro di volontariato come impegno civile.
Si propone e consegue i seguenti obiettivi:
Informazione, relativa alla malattia, al malato,
Formazione, sulle metodologie di incontro, ascolto sostegno fraterno
Visitazione, incontro e ascolto di chiunque lo richieda, sia in privato sia in ambito ospedaliero, da parte dei soci e dei volontari.
Periodiche distribuzioni ai senza fissa dimora di un pasto veloce
Pastorale, diaconia e relazione d'aiuto nelle carceri
Laboratorio teatrale: finalizzato all’aggregazione giovanile e non, in contesti socialmente a rischio
Promozione di attività culturali con particolare riferimento alla formazione, informazione e prevenzione in campo sanitario senza tralasciare tuttavia altri ambiti conoscitivi.

Giovanni Napolitano


 
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