Decalogo - Chiesa Evangelica Di Volla

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Decalogo

Decalogo (= «dieci parole») indica i noti "dieci comandamenti" che, secondo il racconto biblico, furono scritti sulle due «tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte con il dito di Dio» (Es 31:18b). Quando, dopo i noti fatti, dovettero essere ripetute, Mosè dirà: «… il Si-gnore me le diede. Allora mi voltai e scesi dal monte; misi le tavole nell’Arca che avevo fatta, e sono lì come il Signore mi aveva ordinato» (Deut.10:5). Il Decalogo è costituito da dieci espressioni, le poche che è possibile ricordare a memoria anche se difficilmente nella loro completezza e nella loro esatta stesura biblica. Ne troviamo due redazioni: in Esodo 20, che risulta prin-ceps e in Deuteronomio 5 che propone alcune varianti. Vanno ricordate anche le redazioni del Talmud, quella di Filone e quella di Agostino. All’autorevolezza di quest’ultimo si deve se il decalogo ha trovato posto nella predicazione e nella catechèsi cristiane. Prima vi si alludeva soltanto ed era raro sentirlo citare. Il Catechismo della Chiesa Cattolica preferisce la formulazione agostiniana definita ‘formula catechistica (Libreria Editrice Vaticana, 1992, pp. 508-509, Canone 2066). E' una stesura non conforme alla tradizione ebraica, ma che anche Lutero fa propria nel suo Piccolo catechismo. Essa elimina la proibi-zione delle immagini e divide in due parti l’ultimo comandamento del «Non desiderare» perché mantenga la struttura da decalogo, cioè delle dieci frasi, una struttura che sembra non dispiacere quando si approntano norme e regolamenti anche oggi. Il numero dieci par che imprima maggiore solennità giuridica per un ideale rimando al più che autorevole decalogo. Le chiese della Riforma, le calviniste, le evangeliche in genere e gli anglicani seguono la formulazione di Filone. Nel Primo Testamen-to, segnatamente nel Levitico (19:1-17, 18; 20:2, 9-13, 15-16, 17), troviamo altre formu-lazioni di norme e di comandamenti. Si tratta di una serie di prescrizioni di ordine sessuale volte a salvaguardare la convivenza in famiglia che, come si sa, era di tipo patriarcale. Va ricordato il ‘dodecalogo sichemita’ in Deuter. 27:15-26: una serie molto arcaica di maledizioni rivolte contro mancanze compiute in segreto e quindi sottratte al controllo e alla punizione della comunità. Formulazione e sistemazione di norme hanno lo scopo di definire nella sua essenzialità ciò che Dio esige dagli uomini; pertanto, può risultare importante conoscere le diverse formulazioni di norme presenti nel Primo Testamento. D’altra parte v’è anche da ritenere che il decalogo, come lo troviamo in Esodo e Deuteronomio, possa rappresentare la sistemazione definitiva e sintetica di quanto costituisce il pensiero di Dio in relazione alla condotta dell’uomo a partire dalle sue relazioni con Lui e con la propria famiglia. Nelle varie normative troviamo formulazioni apodittiche (per es. 'non rubare', 'non uccidere'), molto brevi e rivolte ad un 'tu', quasi a richiamare la responsabilità personale dell'individuo. Troviamo formulazioni casuistiche che si richiamano a possibili casi concreti e sono introdotte da 'se' o 'quando' («Quando tu avrai acquistato. se è entrato solo.» (Esodo 21:2). Vi sono formulazioni impersonali ("Chi percuote un uomo…”). Decalogo significa ‘dieci parole’, però il Nuovo Testamento usa il termine comandamenti che non sempre richiama il solo 'decalogo', ma anche gli altri circa 613 comandamenti, legittimi alla pari di esso anche se, nel suo complesso, il 'decalogo' stesso non è mai menzionato. Per Gesù, i comandamenti sono Parola di Dio destinata a diventare fattore decisivo per una seria coscienza di fede. In realtà Egli, esemplarmente ed esemplificando, non trasgredisce, per es., la norma, importantissima!, del sabato, ma la interpreta e la vive secondo il pensiero di Dio. Nel suo insegnamento, come nella sua esperienza, Gesù, quale Parola fatta carne, riassume in sé le ‘dieci parole’ del ‘decalogo’ con tutta l'inimmaginabile pienezza di senso e di sensi che sono proprî della 'rivelazione di Dio'. E' Parola che il discepolo, credente e testimone, fa propria trasformandola in ‘presa di coscienza’ spontaneamente connotativa della propria condotta. In questo senso possiamo capire l’espressione del Deuteronomio: "Vicinissima ti è la parola, l'hai sulla bocca e nel cuore" (30:14). In altre parole, trasmuta, così, il 'comandamento' da norma normans e iussiva in principio agàpico. Gesù propone dei comandamenti la ben nota sintesi: “Ama il Signore Dio tuo…Ama il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22:37-40). Ciò fa dire ad Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi”.

 
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