Esegesi - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Voci tematiche

Esegèsi

Esegèsi ed ermeneutica, fino a qualche tempo addietro considerate sinonimi intercambiabili, si distinguono ormai molto chiaramente. L’esegèsi ci aiuta a scoprire cosa l’autore di un certo testo biblico intendeva dire ai suoi del suo tempo e cosa intendeva egli stesso dire o affermare; l’ermeneutica ci aiuta a scoprire e ad afferrare ciò che quel testo può, vuole o deve dire a noi oggi, lettori di tutt’altra epoca. Esegèsi è termine greco (åîÞãåóéò, exèg(h)esis, da åî-çãÝïìáé che significa dichiarare, spiegare, interpretare, ma soprattutto ‘trarre da’) e lo si incontra in Lc 24:35; Gv 1:18; At 10:8; 15:12 e 14; 21:19). E' una tecnica che interessa quanti sono alle prese con testi di autori che intendono leggere e capire. Si impone in filosofia, in letteratura come anche in giurisprudenza. E' un metodo di lettura che aiuta a far capire cosa dice un testo evitando il rischio – non raro, purtroppo!- di far dire all’autore qualcosa che non intendeva dire. E' ciò che accade nell’approccio acritico e letteralistico ai testi biblici che si leggono nelle varie traduzioni. Un percorso esegetico – che si impone proprio per il carattere ‘ispirato’ delle Scritture bibliche – propone alcune tappe che qui presentiamo in una ‘impossibile’ sintesi. Occorre riportarsi allo spessore umano e storico del testo che leggiamo, quindi in un passato (rispetto all’oggi del lettore) per cogliere quel messaggio forte che può dare senso al nostro presente. E' opportuno ricordare - con Bruno Corsani, Esegèsi, Claudiana – che “nessun passo o libro biblico è stato scritto dal suo autore ‘per noi’, per dire qualcosa a noi: sono stati tutti scritti per dei lettori concreti del passato, che si trovavano in situazioni ben precise. Solo quando avremo stabilito (nella misura del possibile) quello che il testo aveva da dire a quei lettori, nella loro situazione (lavoro esegetico! ndr), potremo cominciare a percepire che cosa la Bibbia dice a noi in quel medesimo brano (lavoro ermeneutico! ndr), cercando e scoprendo le analogie o le differenze che vi sono tra la nostra situazione e quella delle persone per cui quel brano è stato scritto”.  E' nell’ordine delle cose che un lavoro esege-tico sfoci in una ermeneutica attualizzante. Se così non fosse si farebbe solo un lavoro filologico fine a se stesso, bello senz’altro, ma privo di quei necessari addentellati pratici utili alla nostra fede ed alla comprensione della volontà del Signore per il nostro tempo. Una prima operazione esegetica è quella di determinare con esattezza il principio e la fine di un brano o perìcope. Non è una operazione facilissima anche se si conoscessero le lingue originali delle Scritture bibliche (ebraico e greco); è possibile però fornirsi di ‘schemi’ molto attendibili che propongono una suddivisione di ciascun libro della Bibbia secondo principi pressoché scientifici. L’individuazione di un brano o perìcope dal senso compiuto (‘unità letteraria’) risolve un altro problema esegetico di notevole importanza: la collocazione del brano nel suo conte-sto storico e letterario. Un adagio recita: Ogni testo tolto dal contesto diventa un pretesto. Molti travisamenti interpretativi dalle conseguenze infauste derivano dal non rispetto della 'legge del contesto’ intesa anche come ‘ambiente vitale’ in cui il testo è stato scritto.
Altra tappa di un percorso esegetico è la determinazione del genere letterario della perìcope prescelta. Mettendo in parentesi questioni inerenti le fonti, le forme, le redazioni, occorre in ogni caso che si sappia che ci si può trovare dinanzi ad una parabola con i suoi paradossi, ad un semplice brano narrativo, ad un detto del Signore, ad un miracolo, un inno, una confessione di fede, una diatriba, una parenèsi o esortazione apostolica, un brano apocalittico, etc. Occorre individuare il brano, riconoscerlo e coglierlo nel suo contesto  Non conoscendo le lingue originali, condizione più che notevole per un lavoro esegetico, è consigliabile (e possibile per tutti) non limitarsi ad un’unica versione della Bibbia ma disporre di due altre o più versioni, semmai anche in lingua straniera, e confrontare su esse il brano prescelto. Ci si accosta così ai problemi di traduzione che il brano propone.

 
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