Il terremoto invisibile - Chiesa Evangelica Di Volla

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Opinioni a confronto

Il terremoto invisibile

Abbiamo ancora ben viva nella mente la triste immagine delle bare delle vittime del terremoto in Abruzzo del 6 Aprile u.s. Quanta compassione per quelle piccole bare bianche disposte su quelle dei loro genitori o parenti più prossimi, vittime insieme a loro dell’evento sismico. Quanta struggente ammirazione per il doloro così composto, “signorile”, dei loro parenti diretti durante la cerimonia funebre dei” funerali di stato “, è proprio il caso di dire che quello è stato uno dei rari momenti della nostra storia dove ci siamo sentiti tutti stretti sotto un’ unica bandiera, quella italiana…., certamente anche per questo motivo la solidarietà si è subito manifesta a mezzo di atti concreti in forma diretta e non.
E’ trascorso meno di un mese da quel tragico evento e già la “strana” capacità, tutta del postmoderno, ha iniziato ad operare a mezzo dei suoi servi sciocchi, in primo i “media”.

 

Questa “strana”capacità è quella della”rimozione” ( termine questo del quale siamo debitori alla psicoanalisi per una sua corretta interpretazione )…, il lutto non può durare, non può distrarci, occorre subito rimettersi al lavoro per la ricostruzione, l’Aquila deve rinascere,… il più presto possibile. Eppure tutti sappiamo che ogni lutto vuole la sua”elaborazione”: soffermarsi sulle cause, su ciò che doveva essere fatto, su cosa è venuto meno.
E’ stata intervistata un’ anziana signora abruzzese, la sua casa è andata distrutta e ripara, come tanti altri, sotto una tenda, questa è lì ben ancorata al terreno e non può essere”rimossa”.
Tra le sue riflessioni una in particolare ha richiamato l’attenzione dei presenti: riferendosi al dramma del crollo di alcune strutture pubbliche di recente costruzione (l’Ospedale, la Casa dello Studente ecc..), tutte strutture in cemento armato, ha candidamente (saggezza italica!) dichiarato che forse era stato messo il “borotalco” al posto del cemento al momento della loro edificazione….. Ecco il problema, tutti si affrettano a parlare del dopo, della ricostruzione, del “rimuovere” le macerie di vecchi edifici che, prima o poi, sarebbero venuti giù, per cui il terremoto ha solo accelerato i tempi e, anzi, offre l’opportunità di edificare nuove strutture più sicure e snelle, le città risorgeranno tutte più belle e più sicure di prima….i progetti sono già pronti, perché i programmi dei computer fanno miracoli anche in questi casi, insomma si farà in maniera che di questo terremoto resti solo un triste ricordo perché i suoi terribili effetti saranno del tutto resi invisibili. Tuttavia rimane l’agghiacciante peso di un termine mai usato in maniera così felice e significativa: “il borotalco”! Chi ce l’ha messo… a quanto ammontano le sue “scorte” , quelli che l’hanno “usato” sono pronti a riutilizzarlo? Se non saranno date subito risposte convincenti e definitive a questa domanda, il terremoto in Abruzzo non è nemmeno cominciato,…altro che renderlo invisibile.
Qui non è in gioco soltanto la credibilità di un popolo, la sua dignità, la sua capacità di rialzarsi, si tratta di un atto di “giustizia”, secondo i Romani (Cicerone) essa era l’essenza del popolo stesso…., le vittime innocenti reclamano giustizia, la richiedono ad alta voce i loro familiari .
Tutti conosciamo la splendida parafrasi dell’ Evangelo (Luca cap.6 versi 48 e 49) con cui Cristo chiede ai presenti di costruire il proprio “avvenire”, la propria esistenza, sulla roccia e non sulla sabbia (sul borotalco!), …. la parafrasi è pertinente perché fa leva sulla “volontà dei presenti” : tale volontà investe la sicurezza del proprio futuro e quest’ultimo non può essere “rimosso” semplicemente perché non è ancora avvenuto, a meno che non lo si voglia nascondere tra le pieghe di un frenetico “ricostruire” del tutto acritico e privo del necessario senso di giustizia.

Giuseppe Verrillo

 
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