La dignità dell'embrione - Chiesa Evangelica Di Volla

Vai ai contenuti

Menu principale:

Cultura e società > Bioetica

La dignità dell’embrione 
Chiunque di noi prima di essere un bambino è stato un embrione. Grazie ai progressi scientifici la nostra conoscenza dello sviluppo embrionale si è perfezionata sempre di più. Ogni fase è stata studiata e descritta nei particolari, oltre al fatto che c’è la possibilità di concepire fuori dal corpo di una donna. I dati certi sono che in questo sviluppo c’è una continuità, che esso è coordinato geneticamente ed è graduale. Uno sviluppo orientato al suo fine, la nascita di un essere umano. Due cose sembrano certe: 
  • l’umanità dell’embrione non è evidente 
  • il nascituro è una vita nel corpo e grazie al corpo di un’altra persona, quindi non c’è tutela della vita che nasce che non passi per il corpo di chi lo ospita e quindi tendendo conto anche dei suoi diritti.

Non c’è consenso sul valore della vita umana nelle prime fasi del suo sviluppo. Per alcuni manca in essa una significativa evidenza della dignità della persona e se ne può fare quel che si vuole. Altri, pur non riconoscendo il dovere di una tutela assoluta, ammettono che vi sia comunque una responsabilità per la vita che inizia: si devono confrontare i diversi valori in gioco e decidere. E’ questo l’atteggiamento più diffuso che ha trovato un riscontro anche da parte della Corte europea sui diritti dell’uomo. Infine altri ancora affermano che la vita dell’uomo ha sempre la stessa dignità a partire dal concepimento. Fin dal primo istante vale l’imperativo non uccidere. “E’ già l’uomo che diventerà”, affermazione di Tertulliano, riassume quest’ultima posizione. Dalla posizione che si sceglie dipenderanno non solo le scelte morali dei singoli ma anche, spesso, le politiche sociali e sanitarie che si intendono perseguire nel campo della contraccezione, ricerca su cellule staminali, aborto, procreazione medicalmente assistita, diagnosi prenatale. Non si può negare che ognuna di queste posizioni ha della buone ragioni, alla fine si sceglie per l’una o per l’altra. 
Diceva il filosofo Hume che creature razionali e tuttavia di forza tanto inferiore alla nostra da non poterci opporre resistenza potrebbero ben sollecitare obblighi di cortesia, ma resterebbero incapaci di difendersi da “padroni così dispotici”. Negli embrioni e nei feti anche la ragione è solo in potenza. E’ inevitabile che essi restino esposti al “dispotismo”, cioè alla responsabilità di chi sceglie per loro, su di loro. Un’affermazione cinica per quanto vera. Non è però questo tutto quello che è possibile dire sui criteri morali di una scelta così importante. 
Un dato che emerge dalla bibbia è l’apertura all’altro che qualifica la vita umana in quanto tale e non solo il luogo dove la vita si sviluppa. Si tratta del tema della relazione che la bibbia lega alla concezione dell’uomo in quanto essere creato ad immagine di Dio. In questa visione l’uomo è un soggetto costitutivamente aperto ad intrattenere delle relazioni con chi è altro da sé. Senza relazioni non c’è immagine di Dio in quando egli è trinitariamente una mutua ed eterna relazione. Questa capacità relazionale non è legata solo al dato biologico. Quindi per la bibbia la vita umana non è un’entità a sé. C’è vita nascente là dove la vita è nel grembo materno e c’è vita ad immagine di Dio là dove ci sono relazioni significative. La prospettiva biblica non assolutizza il dato biologico e non lo eleva a livello determinante. Il biologico è collegato al contesto di sviluppo e al progetto di vita che esprime, senza separare il dato biologico dalla relazione ma intrecciandolo. Per cui anche quanto si parla di dignità umana è questo un concetto che va riferito all’essere umano come persona e non può al tempo stesso essere usato per nominare un organismo umano in formazione. Se si attribuisce tale concetto all’embrione come se fosse persona nata si crea confusione, non si rispettano le categorie concettuali che permettono di distinguere realtà diverse pur tutte in relazione con la vita umana. Come si risolve ad esempio il conflitto che in taluni casi insorge tra la dignità, e quindi la vita, della madre e quella del bambino? 

Giovanni Napolitano 
Giugno 2013
 
Torna ai contenuti | Torna al menu