Le cellule staminali 2° parte - Chiesa Evangelica Di Volla

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Le cellule staminali


Seconda parte

Definizione e significato
La parola “staminale” in greco significa “Trave, Puntello di una costruzione navale”; In latino significa “Filo, Stame della vita”. Il vocabolo è stato utilizzato da biologi e medici per esprimere le proprietà di una cellula progenitrice di tutte le cellule. Le cellule staminali sono cellule il cui destino non è ancora "deciso". Possono originare vari tipi di cellule diverse, attraverso un processo denominato "differenziamento". La cellula staminale è una cellula non differenziata definita da due caratteristiche:

- Si può dividere senza limite;
- Può dare origine ad almeno un tipo di progenie di cellule altamente differenziate.
Quando si divide, ciascuna cellula figlia può scegliere tra:
- rimanere cellula staminale;
- seguire un processo di differenziamento irreversibile .

Le cellule del sangue maturano secondo uno schema ad albero.
La cellula staminali si trova nel midollo osseo.
La prima fase della sua maturazione consiste in una suddivisione in due linee principali: la linfoide (i linfociti) e la
mieloide (i Globuli rossi e gli altri globuli bianchi).
Successivamente ogni cellula precursore si sviluppa in un tipo cellulare maturo.

 

Cellula staminale totipotente: cellula capace di dare origine a tutte le popolazioni cellulari dell’organismo. Tali sono le cellule all’interno della morula o della blastocisti, cioè di stadi precoci dello sviluppo embrionale (prima settimana di sviluppo dell’uomo). Queste cellule sono in grado di dare origine a tutti i tipi cellulari presenti nell’organismo e per questo potenzialmente utili per la cura delle patologie umane.


Cellula staminale pluripotente o multipotente: Cellula capace di dare origine a più popolazioni cellulari, in generale a tutte quelle di un tessuto (es. quelle del midollo osseo ).

Cellula staminale unipotente: cellula che può dare luogo ad un solo tipo cellulare.

Cellule staminali fetali: queste cellule sono derivate da aborti. Possiedono caratteristiche intermedie tra quelle embrionali e quelle adulte. Sono generalmente pluripotenti e deputate all’accrescimento peri-natale dei tessuti. Ciò che limita l’utilizzo di queste cellule è il fatto che con il materiale di 5-6 aborti fornisce un numero di cellule staminali utili al recupero funzionale di un solo paziente parkinsoniano.


Cellule staminali del cordone ombelicale: Cellule staminali, presumibilmente pluripotenti e capaci di dare origine a varie popolazioni di cellule del sangue, che è presente in circolo durante la vita fetale e quindi anche nel sangue del cordone ombelicale: quest’ultimo può essere prelevato alla nascita senza alcun trauma per l’organismo.


Cellule staminali adulte: La maggior parte dei tessuti sono composti da cellule differenziate che non si dividono più. Alcuni tessuti come l'epitelio intestinale, l'epidermide, nel midollo spinale, nell'epitelio seminifero della gonade maschile, nella retina, nel cervello e le cellule del sangue invece conservano una popolazione di cellule embrionali, per cui la loro composizione in cellule è in continuo rinnovamento anche negli animali adulti. Ciò e molto evidente nel caso dei globuli rossi dei mammiferi. Queste cellule perdono il nucleo e hanno una durata in circolo di soli 120 giorni. Queste cellule provvedono al mantenimento dei tessuti in condizioni fisiologiche ed alla loro riparazione in seguito al danno; questa capacità riparativa non è illimitata a giudicare dalle patologie che compromettono la funzionalità degli organi nonostante il tentativo di riparazione. Erano state considerate tessuto specifiche e si riteneva che fossero specializzate di generare cellule mature tipiche del tessuto in cui risiedono. Successivamente hanno rivelato una inattesa plasticità. Il caso più emblematico è rappresentato dal transdifferenziamento di cellule staminali neuronali ( del sistema nervoso) adulte in cellule mesodermiche ematopoietiche ( che generano le cellule del sangue). Purtroppo sono di difficile reperibilità poiché numericamente molto scarse; inoltre non possono essere coltivate a lungo poiché dopo alcune divisioni cellulari tendono a perdere le caratteristiche di pluricellularità. Quelle embrionali invece possono essere mantenute in coltura per moltissimi cicli di divisione, anche per anni, senza che perdano la loro totipotenzialità. Da quanto detto possiamo trarre qualche considerazione sull’uso terapeutico di queste cellule. Primo, sono presenti anche negli adulti ma il loro isolamento e la capacità di coltivarle richiedono ancora investimenti sulle cellule ematopoietiche, neuronali, muscolari e mesodermiche in generale. Secondo il problema dell’utilizzo clinico è legato alla possibilità pratica di farle espandere in vitro in modo efficiente. Man mano che si riuscirà tecnicamente a ad ottenere colture idonee sarà sempre più probabile un loro impiego terapeutico.


La possibilità di controllare lo spettacolare potere delle cellule staminali embrionali, allo scopo di curare vari tipi di malattie, entusiasma gli studiosi. Per esempio, il morbo di Parkinson e l’Alzheimer (malattie del sistema nervoso), malattie cardiache, una forma di diabete, sono il risultato di lesioni in gruppi determinati di cellule. Con la realizzazione di un trapianto di cellule staminali derivate da un embrione alla parte dell’organo colpita, gli scienziati sperano di sostituire la parte di tessuto danneggiata. In un futuro prossimo, la ricerca sulle cellule staminali potrà rivoluzionare il modo di curare altre "malattie mortali" come l'ictus, e, addirittura, le paralisi. Gli atteggiamenti verso l'uso di cellule staminali a fini di ricerca o di cure mediche variano da un paese all'altro. In Germania, per esempio, l'estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale.In Gran Bretagna, invece, è perfettamente legale, ma le leggi in materia sono rigorose: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell'ovulo. In questo momento, l'embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm). In molti paesi non esistono ancora leggi esplicite atte a disciplinare la ricerca sulle cellule staminali umane. I rischi potenziali legati all’uso delle cellule staminali possono essere il rigetto immunologico e la formazione di tumori. Per quanto riguarda il rigetto esso è comune a tutti i trapianti, qui la soluzione teorica più semplice sarebbe la derivazione di cellule staminali da cellule del paziente stesso, un processo che potrebbe definirsi di autotrapianto cellulare. Il rischio di formazione dei formazione dei tumori è dovuto all’anomalo o non completo differenziamento di queste cellule. Solo la sperimentazione su modelli animali potrà farci conoscere il comportamento probabile di cellule coltivate in laboratorio quando siano trapiantate in un organismo.

 
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