Le cellule staminali 3° parte - Chiesa Evangelica Di Volla

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Le cellule staminali


Terza parte

APPLICAZIONI ATTUALI DELLE CELLULE STAMINALI

Trapianto di cellule ematopoietiche (trapianto di midollo)

a - Applicazioni terapeutiche del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche.

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche consente la ripresa dell’emopoiesi dopo la somministrazione di dosi mieloablative di chemioterapia e radioterapia. Di seguito si riportano, in tabella, le indicazioni cliniche tra i tumori solidi e le neoplasie ematologiche per le quali è riconosciuta un’indicazione a chemioterapia ad alte dosi con autotrapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Carcinoma mammario
Neuroblastoma
Tumori germinali
Sarcoma di Ewing
Microcitoma
Carcinoma ovarico
Altri tumori solidi
Linfoma di Hodgkin
Leucemia linfatica cronica
Leucemia linfatica acuta
Leucemia mieloide cronica
Leucemia mieloide acuta
Sindromi mielodisplastiche
Mieloma multiplo
Linfoma non Hodgkin



b - Applicazioni terapeutiche del trapianto allogenico di cellule staminali
ematopoietiche

In aggiunta all’azione antitumorale della chemioterapia e radioterapia somministrate nel regime di condizionamento al trapianto, l’infusione di cellule staminali allogeniche offre il potenziale curativo dell’effetto immuno-mediato del sistema immunitario del donatore nei confronti della neoplasia del paziente (effetto del trapianto verso la leucemia). Numerose osservazioni cliniche e sperimentali hanno consentito di attribuire il potenziale curativo del trapianto di cellule staminali allogeniche proprio all’azione antitumorale del sistema immune del donatore trapiantato nel paziente. Il riconoscimento del ruolo centrale esercitato dalla componente immunologica nel contesto del trapianto allogenico, ha di recente consentito lo sviluppo di protocolli di radiochemioterapia a bassa intensità di dose, al fine di estendere a pazienti anziani, a pazienti con malattia avanzata e con tumori solidi, una procedura con un potenziale di cura significativamente superiore a terapie standard. Di seguito, in tabella, si riportano le indicazioni cliniche tra le neoplasie ematologiche e i tumori solidi per le quali è riconosciuta un’indicazione a chemioterapia ad alte dosi con trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche


Carcinoma renale
Carcinoma mammario
Altri tumori solidi
Linfoma di Hodgkin
Leucemia linfatica cronica
Leucemia linfatica acuta
Leucemia mieloide cronica
Leucemia mieloide acuta
Sindromi mielodisplastiche
Mieloma multiplo
Anemia aplastica
Talassemie
Linfoma non Hodgkin
Altre neoplasie ematologiche

Nel trapianto di midollo osseo i donatori e i riceventi devono appartenere a tipi tissutali compatibili, altrimenti le cellule staminali trapiantate non attecchiscono. Il midollo di un paziente può essere prelevato prima che egli venga sottoposto a chemioterapia o a radioterapia per la cura del cancro. In seguito può essere reintrodotto nel paziente per sostituire le cellule staminali distrutte nel corso del trattamento.


c - Applicazioni terapeutiche del trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche prelevate da sangue di cordone ombelicale.

In alternativa al midollo osseo e alle cellule staminali da sangue periferico, il sangue da cordone ombelicale prelevato alla nascita è attualmente utilizzato quale sorgente allogenica di cellule staminali ematopoietiche. Le cellule da cordone ombelicale offrono alcuni vantaggi teorici rispetto alle cellule da sangue midollare e periferico di adulto, in ragione della loro immaturità immunologica e dell’elevato potenziale di ripopolamento midollare e immunologico. Principale limitazione è la quantità limitata di cellule staminali presenti in un’unità di cordone, che condiziona l’estensione ad una popolazione adulta di alto peso corporeo. Il trapianto allogenico di cellule da cordone ombelicale ha conosciuto notevole espansione nel corso degli ultimi anni, raggiungendo una quota complessiva di circa 2.000 trapianti nel mondo. Le indicazioni cliniche sono sovrapponibili a quelle previste per il trapianto di
cellule staminali da altre sorgenti.

Il sangue del cordone ombelicale contiene cellule staminali attive. Dato che queste cellule si possono conservare a lungo, ognuno potrebbe avere una scorta di cellule staminali sane e compatibili, da utilizzare ogni qualvolta ne sorga la necessità.

2 . Trapianto di cellule staminali cutanee (trapianto di epidermide)

Cellule staminali di epitelio autologo possono essere coltivate ed espanse “in
vitro” ed utilizzate per coprire permanentemente lesioni estese della cute e della mucosa . Sebbene tale approccio venga oggi applicato a lesioni da bruciatura, da fistole diabetiche, o da epidermolisi bollosa l’utilizzo di questa tecnica è prevedibile in altri tipi di patologie cutanee quali terapia genica nelle neoplasie ed infezioni cutanee ed in mosaicismi somatici e funzionali. Infatti, questa strategia terapeutica potrà essere utilizzata per trattare pazienti affetti da nevo epidermico con quadro istologico di ipercheratosi epidermolitica , che rappresenta la variante a mosaico dell'eritrodermia ittiosiforme congenita bollosa.


PROSPETTIVE TERAPEUTICHE POTENZIALI

Oltre a questi tipi di trapianto, esistono numerose patologie che potranno venire curate utilizzando cellule staminali ES e/o tessuto specifiche. Alcuni esempi vengono discussi di seguito.


A - Rigenerazione di cellule e tessuti.

Come già discusso, la maggiore applicazione delle cellule staminali è quella di sostituire cellule o tessuti danneggiati o non funzionanti e quindi di essere potenzialmente efficaci in un contesto di terapia cellulare/tissutale sostituendo
cosi’ il trapianto di organo da cadavere.


B - Terapia cellulare per:

??la ricostruzione del midollo spinale danneggiato da traumi fisici mirato a
dare quindi una speranza ai tanti paraplegici. Per esempio, questa
possibilità è già sperimentata nel ratto, dove è stata sfruttata la
trasformazione dei precursori degli oligodendrociti in cellule che
producono mielina nel midollo spinale);
-??malattie degenerative del sistema nervoso (Alzheimer, morbo di
Parkinson, malattia di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica, malattie
ecotossicologiche, post-traumatiche, da abuso farmacologico, da danno
ischemico, ecc.);
-??malattie muscolo-scheletriche (displasia ossea, malattie progressive delle
giunzioni ossee, osteogenesis imperfecta, miopatie primitive);
-??malattie infiammatorie di natura sistemica (sindrome di Sjögren),
attraverso la sostituzione delle cellule delle ghiandole salivari atrofiche dei
malati;
-??malattie degenerative della retina, della cornea e dell’apparato uditivo, i
cui tessuti sono stati danneggiati per cause genetiche o traumatiche:
-??ricostituzione del tessuto cardiaco dopo un infarto acuto del miocardio e
riparazione dei vasi sanguigni da processi patologici progressivi come
l’arteriosclerosi e l’ipertensione;
??-malattie metaboliche tipo lisosomiali, causate dal blocco di specifici
sistemi catabolici e dal conseguente accumulo nei lisosomi delle sostanze
non degradate.


C - Terapia genica

Le cellule staminali sono in grado di accettare e tollerare, molto meglio di cellule mature, geni introdotti dall’esterno con tecniche d'ingegneria genetica, mirate a correggere l’effetto patologico di geni difettosi o mutati mediante trasferimento genico; proprio per la loro capacità di trattenere stabilmente tali geni esogeni nel tempo, costituirebbero il substrato ideale per fungere da vettori cellulari per la terapia genica, consentendo quindi il superamento di alcune difficoltà tecniche, attualmente insormontabili, dovute alla perdita progressiva di espressione di geni esogeni inseriti a scopo terapeutico in tessuti di cellule adulte mature. Un singolo trasferimento di gene in una cellula staminale renderebbe infatti disponibili cellule del sangue, della pelle, del fegato, e perfino del cervello “corrette”. Quindi, le cellule staminali, embrionali o adulte, potrebbero rappresentare la soluzione ottimale in terapia genica proprio perché in grado di generare le cellule necessarie in quantità molto rilevanti. Provenienza degli embrioni In tutta l'Unione Europea ci sono, attualmente, almeno 100.000 embrioni "di riserva" conservati in specifici congelatori. Questi embrioni vengono creati durante la fase di routine delle cure contro la sterilità ( FIVET ). Un solo ciclo di trattamento di FIVET comprende la fecondazione simultanea di più ovuli. In seguito, vari ovuli fecondati vengono reimpiantati nella madre, mentre i rimanenti vengono congelati nell'eventualità in cui il primo tentativo di fecondazione non andasse a buon fine. Se la FIVET ha invece successo, la coppia può decidere se donare gli embrioni inutilizzati a fini di ricerca oppure eliminarli. Ma non si è mai riusciti a prendere una decisione sul destino degli embrioni congelati. Da quando si pratica la tecnica della FIVET, più di venti anni, molti donatori di ovulo e sperma hanno cambiato residenza, si sono risposati (cambiando cognome, nel caso delle donne) o addirittura sono deceduti. Le cliniche possono non essere in grado di rintracciarli e il destino di molti embrioni rimane incerto. Una seconda fonte di cellule staminali, che crea ancora più polemica, sarebbe la creazione di embrioni unicamente a fini di ricerca o cura. Non è mai esistita alcuna intenzione di impiantarli in una donna. La creazione di un embrione con queste finalità è considerata da molte persone (e da alcuni governi) eticamente scorretta. Come si vede in qualsiasi caso, esistono già milioni di spermatozoi e migliaia di ovuli non fecondati congelati in cliniche di fertilità di tutta Europa. Se quegli spermatozoi fossero utilizzati per fecondare i suddetti ovuli, sarebbe disponibile un numero di embrioni ancora maggiore per ottenere cellule staminali e poter quindi curare alcune malattie.  Un ultimo modo di ottenere embrioni umani è basato sull'utilizzo della tecnica della clonazione. Questa tecnica consiste nella creazione di un embrione umano contenente la composizione genetica completa di una persona in vita. Se fosse trapiantato nell'utero di una donna, l'embrione potrebbe tecnicamente trasformarsi in un clone (cioè una copia geneticamente uguale) di quella persona. Se fosse utilizzato per compiere ricerche, l'embrione fornirebbe cellule staminali per la cura di alcune malattie.


Giovanni Napolitano

 
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