Luca 2;7 - Chiesa Evangelica Di Volla

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…. e lo coricò in una mangiatoia ….         Luca 2;7
L'evangelista Luca sembra non avere alcun dubbio di carattere storico sul gesto della madre di Gesù, che adagiò il bambino appena nato in una mangiatoia. Lo stesso evangelista, d'altra parte, si affretta a spiegare che questa soluzione era l'unica possibile considerato che … “ non c'era posto per loro nell'albergo … “. Proprio su questa soluzione estrema ed insolita sono stati scritti fiumi di parole; le riflessioni, di natura teologica , filosofica , sociologica, antropologica etc … si sono moltiplicate con il trascorrere del tempo e , a dire il vero, sono tutte interessanti e meritano attenzione. Di sicuro quella mangiatoia , in un orizzonte di fede, è diventata il “ centro del mondo “, se non “ dell'universo “. E' il luogo dove ogni riflessione riguardo l'esistenza dei credenti ha il proprio punto di partenza e di approdo. Quella mangiatoia è il preludio alla croce e resurrezione di Cristo, ovvero al compimento della missione terrena del “ Figlio di Dio “. Iniziare a riflettere sull'opera di Cristo a partire dalla mangiatoia, significa riconoscere che essa è il primo luogo della Sua “ epifania “, momento ineludibile vista l'umiltà del sito , capace già di per sé a caratterizzare l'intero percorso e annuncio della Sua opera. A ben riflettere la mangiatoia è un luogo “ altro “, destinato al ricovero degli animali non degli uomini, eppure da questo luogo alieno prendono le mosse l'agire dinamico di Dio in vista della definitiva restaurazione di un rapporto tra creatura e creatore.  L'ingresso del peccato nel mondo aveva inesorabilmente incrinato l'intenzione divina, concretizzata con l'atto creativo, di cercare corrispondenza nell'agire umano. Infatti con la creazione Dio assume seriamente nell'umanità un “ partner”, “ un amico”. Ovvero non un muto testimone della meraviglia della natura, bensì colui che “ nella piena libertà “ sarebbe stato capace di darle un senso, di dare “ un nome” alle cose create, prendendosene cura e contemporaneamente vivere la possibilità di dare risposte , nel trascorrere della sua stessa storia, alla volontà divina. Questa è la dinamica esistenza cui Dio aveva destinato l'umanità. Ebbene, come già detto, l'ingresso del peccato nel mondo era riuscito a incrinare questa splendida relazione voluta da Dio. Tuttavia la conseguenza non è stata l'annullamento di ogni intenzione creativa ….., all'uomo è stato concesso di vivere ancora la “ libertà”, di creare una successione storica di eventi, di vivere la “ sua “ storia anche se questa fonda sulla pretesa del rifiuto della propria condizione creata. Nella mangiatoia Dio vuole farsi carico dell'inizio di una nuova ripresa, della ripresa storica di una intenzione originaria, di una unica e definitiva “ storia “ per l'umanità. Nella mangiatoia la fede cristiana prende le mosse per un nuovo orizzonte storico, pur rimanendo, fino alla fine dei tempi, nella dimensione mondana degli eventi ma tale dimensione ora assume presupposti del tutto differenti: ovvero la dimensione della natura come finitezza, della libertà storica come condizionata ma vissuta in una fede incondizionata. Nella mangiatoia lo Spirito Santo decide per la Sua funzione, grammatica dell'agire divino, di rinnovare continuamente l'opera definitiva di Cristo che consente all'uomo, nella “ sua “ storia, di avere la capacità di corrispondere all'iniziativa divina e quindi di restaurare il senso originario dell'azione creatrice divina (amore creativo ). Nella mangiatoia l'uomo trova l'inizio del suo riposo , la sua collocazione naturale, in vista di quell' eschaton ,il giungere a compimento della creazione, dove esso un giorno potrà effettivamente e definitivamente vivere.

di Giuseppe Verrillo
 
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