Mente - Chiesa Evangelica Di Volla

Vai ai contenuti

Menu principale:

Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Voci tematiche

Mente

Mente (ingl. mind; ted. Geist; fr. Esprit): termine generico che designa l’insieme delle attività psichiche. Nel corso del tempo il significato del termine è affidato ai vari sistemi di pensiero che lo determinano. Con il Lalande, possiamo dire che ‘mentale’ è quanto concerne lo spirito, o che appartiene allo spirito in quanto è considerato dal punto di vista strettamente positivo ed esperienziale. Il linguaggio religioso nel suo approccio a questioni antropologiche usa il termine ‘spirito’ preferendolo a ‘mente’, ma qualche attenzione alla nostra ‘voce’ non è fuori luogo. Senz’altro non è questa la sede, ma va detto che occorre riflettere sui vari termini di volta in volta adoperati (e sul linguaggio in genere) e chiederci sempre se parliamo per dire qualcosa o se parliamo per essere compresi, se siamo mossi da una ‘volontà espressiva’ o da una ‘volontà comunicativa’. Facendo eco al Ryle (Spirito come comportamento, Einaudi), con questa scheda non si vuole “aumentare il nostro sapere intorno alle menti, ma (solo) metterlo in ordine” a partire dal-l’uso che il linguaggio biblico neotestamen-tario fa del termine íïõò (= nous, nus). E' termine che appartiene alla lingua greca della quale trascina alcuni sensi. Non raramente lo si considera unitamente a psyché, kardìa, etc., ma qui lo isoliamo. Per Plutarco “di tutte le caratteristiche della natura umana due sono le dominanti: la mente e la ragione. La mente controlla la ragione e questa è sottoposta a quella…”. Per Senofane “E' proprio dello spirito divino (èåßïõ íïõ) escogitare sempre qualcosa di bello”. Íïõò (nus, mente) è termine che troviamo nel Nuovo Testamento: una volta in Luca (24:45!), 21 volte in Paolo (Rom. 6 volte, in 1 Cor 7 volte, altrove 8 volte), 2 volte in Apocalisse (13:18 e 17:9) ove si richiede uno sforzo di intelligenza. Si leggano i testi citati e ci si accorgerà del senso variegato e non univoco del termine íïõò (nus) che il GLNT riassume in (a) sentimento, senso, intenzione; (b) ragione pratica; (c) intelletto; (d) pensiero, giudizio, decisione. Direzioni semantiche che dovrebbero aiutare la fede soggettiva (fides qua) ad abbandonare la cecità alla quale spesso la obbligano le istituzioni per essere vissuta con oculatezza e intelligenza. Quando è sorretta dalle diverse funzioni della ‘mente’ (in questo sostenuta dallo pneuma e dalla psiche: difficile stabilire le linee confinarie di queste funzioni proprie dell'uomo) la fede, lungi dall'essere pavida obbedienza, si rivela come liberazione radicale per Colui al quale essa stessa rimanda.  Ravviso da moltissimi anni una piena consonanza con il Simon (citato da J. Behm nel GLNT) nel dire che “il íïõò (nus) E' proprio la funzione della somiglianza divina nell'uomo". Questa la ragione prima della possibilità di ìåôÜíïéá (metànoia) cioè di 'cambio di mentalità' o 'conversione' come dicono i più. La ‘mente’ - osserva il Ryle, op. cit. - non e il nome di un'altra persona che lavora o folleggia dietro uno schermo impenetrabile.", no, quella mente è il soggetto stesso, sono io nel mio aprirmi alle cose, alle persone, alla storia, alla trascendenza. In dipendenza o meno di questi orientamenti il termine 'mente' può essere aggettivato: 'mente piccola', 'grande mente' 'mente chiusa', 'mente aperta', 'mente cieca', 'mente elastica, . Quale è la mente di un soggetto tale sarà anche la sua fede, ma compito della fede, a sua volta, è quello di aprire, “illuminare gli occhi del vostro cuore (= mente) affinché sappiate…” (Ef 1:18). La ‘fede’ va resa ‘intelligente’, capace di ‘intus legere’ nelle grandi pieghe della rivelazione e “conoscere l’amore che sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3:29). Per le sue facoltà la mente umana costituisce un mondo insondabile ed imprescrutabile le cui manifestazioni sono chiamate ad essere creative, produttive, di rappresentazioni mentali che nella loro genialità possono apparire anche de-menti. (‘fuori di senno’ 2 Cor 5:13) Il nuovo è sempre diverso dal noto; è quest'ultimo che deve accogliere il nuovo e non il nuovo adattarsi al noto. Alla mente dell’uomo ben si addice l’infinito della fede e la creatività che da questa deriva. "Pregherò con lo spirito ma anche con la mente" (1 Cor.14:15).

 
Torna ai contenuti | Torna al menu