Mistica - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Voci tematiche

Mistica

Mistica. Termine che deriva dal greco ìõóôéêüò (= dottrina dei misteri). Propone una vasta gamma di significati per cui "andare alla ricerca di una definizione di 'mistica' non è cosa delle più facili". La parola 'mistica', ha scritto Jaspers, ha acquisito “tanti significati che quasi non dice più niente e conserva soltanto il significato di misterioso. Essa indica tutto ciò che è incomprensibile, enigmatico, immediato”. Il termine 'mistico', come aggettivo, non ricorre mai nella Bibbia e risulta ignoto anche ai padri apostolici. Solo nel III secolo compare nei testi cristiani conservando i tre elementi che lo caratterizzano: religiosità, segretezza, simbolismo. Il termine 'mistica', come sostantivo, nasce nel sedicesimo secolo; “prima ‘mistico’ richiamava sem-pre anche qualcos’altro (profondità della parola della Scrittura, della propria esperienza); ora il sostantivo mistica poteva stare anche da solo, inducendo a parlare di profondità senza fondamento, di senso senza riferimento, di esperienza senza oggetto" (Sudbrack). “La parola mistica oggigiorno non è più intesa allo stesso modo che nel medioevo o nell'antichità. Per evidenziare il contrasto tra i due punti di vista, si potrebbe dire che i moderni hanno creato un sostantivo femminile, 'la mistica', per evocare un tipo particolare di esperienza, l'esperienza mistica, mentre gli autori dell'antichità o del medioevo utilizzavano piuttosto l'aggettivo per caratterizzare un particolare tipo di significato: la significatio mystica, il sensus mysticus, l'intellectus mysticus, la ratio mystica” (Edmond Ortigues). Non si può negare che ‘mistica’ ha a che fare in qualche misura con ‘mistero’, quel qualcosa di inesprimibile che si nasconde in una qualche esperienza religiosa che sfocia ‘in Dio’. Non sono rari i casi di sinonimìa tra ‘mistico’ e ‘spirituale’, ove persino la glossolalia viene vista e vissuta come linguaggio paradossale per raccontare una esperienza teopatica ineffabile, indescrivibile con il semplice linguaggio comune e ricorrente. Per Arrigo Levasti (Introduzione a AA.VV, Mistici del ‘200 e del ‘300, Milano 1935) il mistico ha bisogno di una 'lingua giovane'. Quello del linguaggio nella esperienza mistica è tema rilevante e quaestio nello stesso tempo. Uno dei problemi che il mistico si trova ad affrontare è quello di ravvisare una sofferta impossibilità ad esprimere quello che ‘sentono’ e che ‘provano’. La storia del misticismo, quale fil rouge che percorre e si malcela in quella del pensiero filosofico, consente la individuazione di figure – soprattutto femminili – che testimoniano l'aspetto drammatico della loro esperienza estatica quella che “non può essere spiegata ad alcuno” (Angela da Foligno). Come si è accennato, il punto più alto di una esperienza mistica è raggiungere la cosiddetta ‘unione mistica con Dio’. A questa si arriverebbe attraverso una ascesi intesa come collaborazione “con il Signore nel superare se stesso per protendersi totalmente verso di Lui (…). Un’ascesi senza mistica è condannata alla sterilità; una presunta mistica senza il fondamento dell’ascesi si riduce a una pura illusione”. Questa micronota intende aprire solo un varco per una prima intelligenza della ‘mistica’ ma non può non accennare al rapporto tra ‘ascesi’ e ‘mistica’, tra ‘mistica’ ed ‘esperienza spirituale’: rapporti e temi che tendono ad assorbire anche quello della ‘santità’ che sembra tanto avvicinarsi alla mistica al punto di confondersi, a volte, con essa, ad essa equivalendosi. Ma così non deve essere. Quale il rischio? Quello di relegare lo Spirito di Dio a mera fruizione interiore, mistica, distaccandone l’azione dallo scopo primo per il quale è stato e viene inviato, che non è quello di trasformare l’inabitazione (dello Spirito) a semplice godimento della sua divina azione da parte del soggetto che tende ad una ‘perfezione cristiana’, bensì produrre rinnovamento di coscienza dei singoli all’interno della comunità umana ove sono infinitamente diverse le varie realizzazioni personali ma tutte coordinabili all’interno della divina progettualità (At 20:27b). Mistica è termine variamente aggettivato; in ogni caso è legato ad esperienze personali ed individuali come, per es., possono facilmente individuarsi nelle odierne realtà pentecostalicarismatiche ove la vita dello Spirito viene ad assumere più il tratto di esperienza mistica, come introiezione psico-religiosa e conseguente polverizzazione, che non quello della 'comunione' nella sua dimensione ecclesiale e storica, cioè capacità di non vivere 'egoisticamente' il proprio desiderio di Dio ma il desiderio divino del mondo. Perché questo accada necessita che la mistica divenga profetica, l'indescrivibile deve diventare annunzio (Lc 24:32 e 35), passaggio che esige la verifica ed il confronto con le Scritture bibliche. Il calore del mistico trova la sua fondatezza nella Parola che imprime alla fede capacità proiettiva e creativa di forme comunionali che trasformano gruppi di isole in arcipelaghi compatti. Questa micronota è solo indicativa di un tema di incommensurabile l’attitudinalità che attraversa non solo il mondo cristiano, ma anche quello ebraico, islamico ed oltre.

 
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