N° 16 Marco 12:38-44 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 16
Marco 12:38-44

Il brano proposto è in realtà costituito da due pericopi, 38-40 e 41-44, tra loro unite dal luogo ove Gesù si trova ed insegna, cioè il ‘tempio’ (v. 35). Un aggancio è costituito anche dalla menzione della ‘vedova’. L'insegnamento della prima pericope, vv 38-40, prepara al secondo dei vv 41-44. Nella prima pericope Gesù invita a ‘guardarsi dagli scribi’ che accusa di vanità (“amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze”), di cupidigia (“divorano le case delle vedove”) e di ipocrisia (“fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra”). Questo testo di Marco molto breve e conciso lo troviamo ben più esteso nel cap. 23 di Matteo. Gesù condanna ogni forma di falsa pietà: non vale pregare ‘a lungo’ se poi si tengono a dispetto i diritti dei poveri e degli indifesi ed in genere i diritti delle persone. Questo insegnamento chiaramente profetico di Gesù richiama quello di Geremia (7:1-28) pronunziato “alla porta della casa del Signore” (v. 2a), nel ‘tempio’ (v. 4b) alla vigilia della sua distruzione. Gesù dimostra e dichiara di non amare forme di religiosità esteriore fatta di cerimonie fastose volte alla ricerca di prestigio e di implicita 'autorità'. “Il brano di Marco ha pure un significato su un piano diverso, ecclesiale: non si tratta solo della condanna degli scribi del tempo di Gesù, che sono finiti con la distruzione del tempio. In realtà la genìa degli scribi, come quella dei farisei, non si estinguerà mai, neanche nella chiesa. Gesù aveva già ammonito i suoi discepoli dicendo: ‘voi sapete che coloro che sono ritenuti capi del mondo lo dominano, i loro grandi esercitano su di esso il potere. Non così fra voi!’ (10:42 s.). I discepoli infatti intendevano comportarsi allo stesso modo, e facevano le loro dispute sul potere (cf 9:3335; 10:35-37), senza comprendere l'insegnamento di Gesù (cf. 9:35; 10:31; 10,43-45)". Gesù preferisce volgere l’attenzione verso una vedova che lascia cadere la sua offerta nella apposita cassa. “Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte” (v. 41) osserva tra i tanti questa ‘povera vedova’ che offre gli ultimi due ‘spiccioli’, dei quali Marco, nello spirito del suo evangelo, indica il corrispondente in valuta romana. Nessuno avrebbe criticato la donna se dei due ‘spiccioli’ ne avesse tenuto uno per lei, data la sua condizione di povertà. Ha meritato però l’approvazione di Gesù per avere “messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché … nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere” (v 44). Non sappiamo come Gesù abbia fatto per sapere l'esatta entità dell'offerta della vedova, sappiamo però che “non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo” (Gv 2:25). La misura del dono non va calcolata con la mentalità bancaria. Gesù opera un rapporto di contrasto tra il tutto della vedova (v. 44b) ed il superfluo (v. 44a) dei ricchi. Aver dato 'tutto' significava aver dato 'se stessa' il che dava senso serio e profondo al suo dono. L'apostolo Paolo, a proposito di offerte ricevute sottolineava che alcuni avevano dato soprattutto loro stessi (2 Cor 8:5). Il gesto della vedova assume un valore emblematico: simbolo di coloro che si danno a Dio senza riserve (Mc 10:17-30). Certo, il denaro dei ricchi può servire a costruire templi, ma chi edifica la chiesa è il dono affettuoso e sincero dei poveri. La logica del mondo punta alla grandiosità delle ‘cose’ (Mc 13:1), ma Gesù le guarda con distacco; parla del ‘tempio’ solo per dire che sarà distrutto (Mc 13:2)! Per Cristo la parola di Dio è indirizzata ai poveri e questi, accogliendola, diventano essi stessi il vero tempio di Dio. “Fratelli, guardate la vostra vocazione… Non sapete che siete il tempio di Dio?” (1 Cor 2:26 ss.; 3:16a). Tutto questo non deve spingere ad affermare che non si deve o si può non offrire denaro. Occorre sempre chiedersi, invece, se lo diamo e se lo usiamo con sicura confidenza in Dio di cui è modello la vedova dell’evangelo. Il gesto di questa donna deve ispirare tutti, fedeli e ministri, a che il dono e l’uso del denaro siano segni di libertà e di collaborazione alla sola gloria di Dio. Soli Deo Gloria, diceva Bach!


Mario Affuso

 
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