N°10 1 Pietro 1:3-9 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 10
1 Pietro 1:3-9

La prima epistola di Pietro si presenta nel suo insieme come una articolata parenési (= esortazione) battesimale. Vuole incoraggiare i credenti in Cristo, “eletti che vivono come forestieri dispersi … eletti secondo la prescienza di Dio Padre” (1:1 e 2), perché perseverino nel loro non facile pellegrinaggio terreno a motivo delle tribolazioni che provenivano dalla persecuzione di Domizia-no. La condizione di “eletti” (in senso esca-tologico) tende a significare il loro rapporto con Dio, che ha operato la “elezione”, e con il mondo nel quale si trovano come pellegrini ma anche come Suoi inviati. Il testo, pertanto, sarebbe rivolto soprattutto ai nuovi battezzati invitati a realizzare spe-rienzialmente la loro figliolanza divina e la gioia di una eredità che a loro deriva da Dio stesso (1:3-4).  All’idea di eredità, che si sa essere rivolta al futuro, si associa la “speranza viva” fondata sulla “risurrezione di Gesù Cristo dai morti”. Il fatto che Cristo sia il risorto esalta la Sua signoria sulla storia e sempre, perciò, rianima il credente anche nei suoi momenti più bui. La stessa afflizione, intesa come difficoltà ad affrontare la fatica dell'esistenza e da tanti vista come 'maledizione', diventa, nella logica della fede, gioia per la purificazione (1 Pt 1:6-7) che può produrre e testimonianza di amore verso il Signore e verso gli altri (Cfr Ebrei 12:1-12). La vita vissuta nella fede in Dio ed in Gesù Cristo mediatore tra noi ed il Padre produce un amore che continuamente si rinnova anche se non v’è stata una conoscenza diretta della persona del Cristo (v. 8). Questi, peraltro, aveva già detto: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20:29), per cui, pur non avendoLo visto fisicamente, Lo si ama con gioia perché si è stabilizzata con Lui una relazione spirituale che è molto più significativa di qualsiasi rapporto fisico; una relazione che è anche personale e costituisce il senso più vero della 'salvezza'. La “speranza viva”, che è poi la fede coniugata al futuro, contraddistingue la condotta del credente serio e consapevole, rendendolo testimone di Colui che vive e che, nella forza dello Spirito, agisce nell'uomo e nella storia. Il senso della speranza, che Paolo considera 'virtù teologale' con la fede e la carità, fa guardare avanti con coraggio e non verso una visione apocalittico-catastrofica della storia ma verso “le glorie che dovevano seguire le sofferenze di Cristo” (v. 11) e che ancora devono seguire in questo nostro tempo ed in quello che verrà. Un loro primo aspetto sta nella ulteriore conoscenza di un Dio che per l'uomo ancora non è pienamente ciò che Egli stesso è e vuole essere, cioè liberazione dell'uomo e dell'intera umanità. Come fondale della nostra storia rimane sempre, scritta a carattere luminosi e cubitali, la affermazione di Gesù nel suo colloquio orante con il Padre: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17:3). E' ancora 'speranza’ per noi tutti quella conoscenza di Dio che Gesù considera il culmine della salvezza; conoscenza che non si limita al mandato storico pienamente assolto dal Cristo “(Tutto) è compiuto” (Gv 19:30), bensì anche da quanto è stato prodotto, a parte Dei, dalla ascensione in poi. La comunità cristiana, in quanto popolo di Dio, ha il compito di vivere la speranza come anticipazione di un futuro. Questo non si attende passivamente, ma si ‘costruisce’ fa-cendo leva sulle immagini progressive della fede e sui ‘desideri’ che lo ‘Spirito-che-guida’ (Gv 16:13) suscita per vivere il grande patrimonio della speranza che si condensa nei molti contenuti inattuati della rivelazione cristiana. Non dimentichiamo che gli scritti di Pietro intendono orientare la fede del popolo di Dio verso quei “nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (2 Pt 3:13). Oggi, conoscere Dio, significa "purificare il termine Dio.svecchiarne le immagini ed inverarne l'aspetto escatologico (non apocalittico) da tradurre ed applicare nella storia. Il cristiano deve cogliere la trascendenza in direzione futuristica e la sua fede prende il nome speranza”. Questa è la speranza viva.


Mario Affuso

 
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