N°13 Romani cap.7 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 13
Romani cap.7

Il capitolo può suddividersi in tre sezioni:
(a) vv.1-6 : libertà dalla Legge;
(b) vv. 7-13 : Legge – peccato;
(c) vv. 14-25 : condizione dell'uomo;
A. Libertà dalla Legge (vv. 1-6)
L’apostolo chiarisce quanto ha già detto nel cap. 6:12-13, ma soprattutto nel v. 14: “il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia”.
Il credente, liberato dal peso della Legge, entra nella sfera dello Spirito ove le norme legalistiche non servono più. Accettando la morte di Gesù, morte intesa come soddisfazione della lesa giustizia di Dio e come espiazione dei peccati dell'uomo intesi come trasgressioni della Legge, i credenti sono come "morti" (“anche voi foste messi a morte mediante il corpo di Cristo”, v. 4. Cfr 6:3-4) e su chi muore la Legge, come qualunque legge (i vv. 2-3 propongono un esempio), non ha più potere.
I credenti che con il battesimo -segno e testimonianza dell’aver creduto (Cfr 6:2-3, con Mc 16:16!) – sono morti con Cristo, sono liberati da ogni condanna e sono ‘giustificati’ (Rm 3:21-26 e 5:1), ‘riabilitati’ (versione TILC) agli occhi di Dio e possono sentirsi e porsi al suo servizio (v. 6b). Seguendo la metafora nuziale dei vv 2-3, come morti ‘al peccato’, possiamo “sposare” il Signore! Da osservare che Paolo non dice che è morta la Legge (“Anzi, confermiamo la Legge!”, Rm 3:31b) - egli è attento alla realtà ebraica! – ma che siamo morti noi. La Legge non è stata abrogata, ma non ha più vis giuridica per chi crede in Cristo. B. Legge–peccato, ruolo della Legge (vv. 7-14). La Legge non è un male né tantomeno lo produce; lo disvela soltanto: “Non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della Legge” (v. 7). Se ci rifacciamo alla caduta, quindi al racconto di Genesi 3, dobbiamo ricordare che l’ordine dato da Dio ai nostri progenitori (Gn 2:17) era corretto – ed oggi, molto a posteriori, anche filosoficamente corretto! – ma da quella “entità” che si presentava sotto le spoglie di un serpente fu fatto apparire come ‘male’ (Gn 3:1). Esasperando, potremmo dire che per quell’ordine di Dio è venuto il male/peccato. Felix culpa, direbbe qualcuno, se quella colpa ha, poi, messo in moto l'amore e la misericordia di Dio! E' solo fanciullesco pensare che se Dio non avesse 'proibito' l'uomo non avrebbe peccato, anche se oggi è vero che “proibire è un po’ tentare”, da cui il moderno adagio: "vietato vietare!". In ogni modo, Paolo ci assicura che “Venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; e il comandamento che avrebbe dovuto darmi la vita, risultò che mi condannava a morte” (v 9-10). Volendo attualizzare - per capire! – si può dire che è peccato tutto ciò che contraddice la ‘norma’; ed allora occorre sempre chiederci da dove vengono le norme e perciò esaminarne il valore partendo dalla loro derivazione. Non è il caso del nostro capitolo, ma non tutte le norme sono corrette perché spesso si prefiggono fini che interessano coloro che le emanano. Perciò non tutte le trasgressioni sono ‘colpe’ o ‘peccati’. Si pensi, per es., ai danni del ‘moralismo’! La Legge di cui stiamo parlando non era e non è ‘moralistica’, ma rettamente normativa data la sua origine. C. Condizione dell’uomo (vv. 14-25). “Sappiamo, infatti, che la Legge è spirituale" (v. 14). Non può essere cattiva. Il problema più vero è che io sono carnale. Sono orientato verso il basso e gràvito intorno al male attratto da quell'ombra che si nasconde nel mio profondo e contagia tutta la storia personale non solo, ma anche quella più ampia ove sarei chiamato ad agire per il “bene comune” (1 Cor 12:7) svolgendo il ‘servizio’ (v. 6) da Dio affidatomi. I vv. 14-25 tracciano un (nostro) profilo antropologico che ruota intorno ai vv 21-24. Questi versetti propongono un identikit del credente, un tratto che anche il mondo clas-sico già riconosceva all’uomo in quanto tale. Il grande Orazio già recitava:“Video meliora, proboque: deteriora sequor” (Vedo le cose migliori e le approvo: seguo le peggiori). “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”(v. 24). “Gesù Cristo!” è la risposta.


Mario Affuso

 
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