N°14 2 Cor 4:7; Eb 10:5 - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Basi bibliche

N° 14
2 Corinzi 4:7; Ebrei 10:5

“Un tesoro come in vasi di terra” (2 Cor 4:5-18), "Tu mi hai dato un corpo!” (Eb 10:5). Gesù, il Cristo, sa di aver ricevuto un corpo e non vuole sottrarsi alla ragione per la quale si è incarnato. Non intende sottrarsi alla volontà di Dio. È volontà salvifica, volta al sacrificio espiatore e redentivo per il quale è pronto a donare il suo corpo, la sua carne e il suo sangue. Egli, però, sa anche di essere “diventato carne per abitare un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità” (Gv. 1:14). Nella debolezza della sua ‘carne’ del tutto non simile ma uguale alla nostra, Egli reca il tesoro dei tesori “grazia e verità”!. Era, insomma, l’immagine di Dio (Col 1:15) ed il prototipo dei suoi figli: in Lui abitava “corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Col. 2:9, l'unica volta in cui viene usato il termine 'deità'). Gesù ha portato i segni di tale ricchezza nella fragilità di un corpo ma con grande dignità, mai esibendo ma sempre servendo:  “spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2:7-8). Chi scrive queste parole cristologiche è qualcuno che ha saputo vivere in modo cristico la grande idealità che il suo Maestro è venuto a proporre con la sua predicazione: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2:20). Sapeva “che l’incarnazione di Gesù come vero essere umano (: Lo rendeva :) partecipe di tutte le sofferenze umane e anche della nostra morte. (.). Durante la sua vita terrena (: Gesù :) era un laico ebreo” (J.P.Maier, Un ebreo marginale, Vol 1/p. 349); cioè un vaso fragile, alla pari del nostro corpo ma per tutti noi paradigmatico per aver saputo resistere alle tentazioni della storia preservando la purezza e l'autenticità di quel tesoro che, ancorché vaso di terra, possedeva e trasmetteva. L’apostolo non richiama l’attenzione su di sé, ma su Cristo: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo” (1 Cor 11:1). Quali ‘vasi terra’ siamo fatti “a immagine di Cristo” perchè, come è accaduto in lui, Paolo, “la vita di Gesù sia manifestata anche nel nostro corpo” (2 Cor 4:10). V'è da credere che in questa affermazione si malceli la paolinica speranza del creato e di quanti “aspettano con impazienza la manifestazione dei figli di Dio” (Rm 8:19).  La persona umana porta in sé l’immagine e la somiglianza con Dio, segno di un’integrità che nulla - né debolezza, né peccato od oppressione - può distruggere. Questa verità costituisce una chiamata perpetua alla crescita spirituale sì da raggiungere la statura di Cristo.  Cristo stesso vive nel cristiano, - se seriamente credente secondo l’Evangelo - nel suo corpo, nella sua mente, nella sua anima. Il cristiano, uomo o donna che sia, deve rendere visibile in ogni circostanza della propria vita, la vita di Cristo che porta in sé. Tutti i cristiani sono chiamati ad obbedire fermamente a quanto ordina il vangelo fino al ritorno del Signore. La testimonianza coinvolge l’essere del credente, compreso il suo corpo. Nel corso degli anni membri di diverse chiese hanno patito (e ancora patiscono) il martirio in fedele testimonianza e supremo atto di obbedienza a Cristo. Il cristiano è così chiamato ad essere trasformato ad immagine di Cristo, quel Cristo che è rivelato dalla vita stessa della persona. Essere “vasi di terra” non comporta perdita di identità. Ogni vaso conserva quella forma che dà forma anche alla propria testimonianza e al proprio servizio. Il cristianesimo autentico non è livellamento o appiattimento di personalità, anzi, al contrario, è esaltazione di ognuna di esse al fine di promuovere una armonica complementarietà reciproca. Questa costituisce il senso vero di quell’unità di cui si è alla ricerca come credenti e come chiese. L’apostolo auspica che si possa essere “vasi di misericordia” (Rm 9:23b), "vasi d'oro e d'argento.destinati ad un uso nobile. santificati…preparati per ogni opera buona” (2 Tim 2:20-21).
“Ciascuno esamini se stesso!”


Mario Affuso

 
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