N°17 Marco 13:24-32 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 17
Marco 13:24-32

Si può facilmente notare che ci troviamo dinanzi ad un brano un po’ eterogeneo. Una prima parte (vv.24-27) descrive la venuta del ‘Figliuol dell’uomo’ e costituisce il punto più alto dell’intero capitolo. La seconda parte (vv. 28-32) propone una serie di detti vari che, per la finalità che l’evangelo si propone; vanno letti alla luce del discorso apocalittico. Alla luce di questa annotazione possiamo leggere il notevolissimo v. 32 che rilancia la paternità di Dio dopo aver segnalato la divinità del Figlio (v. 26). Sono numerosissimi gli studi su questo testo ed ancora si ricerca. Senza minimizzare tali studi, tutt’altro!, cogliamo alcune linee essenziali anche se non esaustive. Lo stile di questo brano è apocalittico. La ‘grande tribolazione’, i ‘fenomeni cosmici’ (quasi da cinematografici ‘effetti speciali’), la riunione degli eletti, il ‘Figlio dell’uomo’, la non-conoscenza dell'ora (v. 32) e la prossimità cronologica di questi eventi appartengono alla tradizione letteraria 'apocalittica' e non possono essere spiegati alla lettera perché una tale lettura ci porterebbe fuori strada. Il tutto costituisce un quadro che intende segnalare non solo il carattere seriamente sconvolgente e rivoluzionario della venuta del Figlio dell’uomo (v. 26), ma anche la caducità dell'universo che sta sotto il potere del male. Seguendo l'insegnamento di ottimi maestri occorre essere seriamente cauti nel pensare alla 'fine del mondo' come ad una grande catastrofe cosmica. Ciò che deve essere ritenuto per certo è che il Signore verrà. “Sì, vengo presto!” (Ap 22:20). Quando? Qui v’è grande imbarazzo di tutti i lettori. È vero che leggiamo “In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” (v. 30), ma a quale avvenimento Gesù si riferisce? Le opinioni variano. V'è chi pensa alla caduta di Gerusalemme del 70 d.C.; v'è chi pensa alla discesa dello Spirito santo nel giorno della Pentecoste, altri ancora all'evento della trasfi-gurazione, o all'oscuramento del sole ed alla lacerazione della tenda nel tempio allo spirar del Cristo sulla croce (Mc 15:33-38); . V'è da credere che Gesù volesse sottolineare che la parousìa finale è un evento di significato serio ed universale. D'altronde Gesù assicura che “quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre” (v. 32). Intanto, il nostro tempo, il tempo che siamo chiamati a vivere è tempo di attesa, ma soprattutto di discernimento e di scelta. Apprendiamo altresì che v’è qualcosa che Gesù non sa! Non è tanto il tempo degli avvenimenti, quanto invece il loro senso che deve interessare e che è dato in primis dalla figura di Colui che è al centro di essi. È la persona del Figlio dell'uomo, di Colui di cui parla Daniele (7:13-14), ma con una precisazione in più: è Dio stesso. Tutta la rivelazione biblica mira ed orienta verso il “Figlio dell’uomo”. Gli eventi che ruotano intorno alla sua persona sono tutti di salvezza. Non v'è nelle parole di Gesù alcun 'terrorismo' spirituale o catastrofizzante, ma solo speranza. Sono illuminanti le parole: “Egli allora manderà gli angeli a raccogliere i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremo della terra all’estremo del cielo” (v. 27). È bello qui scorgere il carattere 'comunitario' che si profila, la fine di quello stato di 'diaspora', di 'dispersione' entro cui oggi viviamo con sofferenza e grandi disagi. È la promessa antica (Zacc 2:10-11) che trova nelle parole di Gesù un rilancio nella nostra storia e soprattutto della nostra speranza. Purtroppo la visione attuale di Gerusalemme non favorisce la speranza, ma lo sguardo della fede è orientato dallo Spirito-che-guida verso Colui che, solo, stabilirà la pace tra gli uomini.
Marco conclude il testo del suo evangelo e la narrazione del ministero pubblico di Gesù con questa profezia che, letta con intelligenza, è destinata a perdere il suo senso apocalittico per raggiungere quello escatologico. L’avvento del “Figliuol dell’uomo” coinciderà con quello del “Regno di Dio” annuncio primario della predicazione di Gesù (Mc 1:15).


Mario Affuso

 
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