N°18 Michea 5:2-5 - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Basi bibliche

N° 18
Michea 5:2-5; Isai 7:14

Nella Bibbia ebraica, come nella Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente (TILC), il libro del profeta Daniele è collocato non tra i 'profeti maggiori', come per la Versione dei LXX e quelle che a questa seguono, ma fra gli 'Scritti', dopo Ester e prima di Esdra. Gli 'Scritti' si trovano menzionati anche in Lc 24:27 ove si legge: Mosè, profeti, Scritture (= Ketubim). Daniele, per i capp 7-12, può essere considerato l'unico libro apocalittico del Primo Testamento. I capp. 1-6 sono narrativi. Lo si accosta all''Apocalisse' di Giovanni per le diverse espressioni che hanno in comune. Le apocalissi si distinguono dalle profezie: le prime propongono 'quadri' (catastroficizzanti) del futuro, le seconde 'eventi' destinati a dare senso alla storia e favoriscono orientamenti escatologici. L'Apocalisse di Giovanni è soprattutto 'rivelazione' che associa 'veggenza' e 'profezia'. Daniele scrive in un periodo di grandissima sofferenza per Israele, un ineguagliabile “tempo di angoscia” (12:1), espressione che viene mutuata dagli Evangeli (Mc 13:19) unitamente all'altra che pur deriva da Daniele: “l’abominio della desolazione” (Dan 9:27; Mc 13:14): si tratta di un tempo segnato da un at-to sacrilego del monarca Antioco IV Epifane che colloca la statua di Giove Olimpo sull'altare degli olocausti nel tempio di Gerusalemme. E' grande l'analogia con l'Apocalisse di Giovanni che denunzia il carattere sacrilego e totalitario del potere politico del tempo. In una situazione in cui sembra affermarsi la vittoria del male che riesce a schiacciare ogni bene possibile il profeta annuncia con autorità la Parola di Dio. Questo fatto – in Daniele come nell’Apocalisse – sta ad indicare che il senso vero della storia non lo si deduce dagli avvenimenti passati o presenti ma dalla ‘rivelazione’ di Dio. Il senso della storia non è immanente ad essa ma la trascende. L’escatologia prevale sull’apocalittica. La ‘ricerca di senso’ è preferibile ad ogni (purtroppo) catturante catastrofismo Nonostante il co-protagonismo di Dio, Israele viene calpestato ed umiliato, ma “in quel tem po sorgerà Michele …il difensore dei figli del tuo popolo…e in quel tempo d’angoscia…il tuo popolo sarà salvato” (12:1). Queste parole non richiamano in qualche modo quelle ultime che leggiamo nel libro dell'Apocalisse: “Colui che attesta queste cose dice: ‘Sì, vengo presto!’” (22:20)? Il primo messaggio è di salvezza; essa viene dall'alto e non dal basso. Il v. 2 costituisce l’unico caso nel Primo Testamento in cui si parla di risurrezione dei corpi. “Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno”. Qui va detto con molta chiarezza che ci troviamo di fronte ad un unico versetto che non è un trattato sulla risurrezione. Per il pensiero cristiano il tema della risurrezione si aggancia al discorso cristologico ed all'insegnamento del Maestro relativo al Regno di Dio. Il nostro versetto danielico intende significare che all'affermarsi della giustizia divina molto diversi saranno i destini di coloro che hanno perseguitato rispetto a quelli di coloro che sono stati perseguitati. E’ stato felicemente detto: “Il principio e la fine del cosmo sfuggono al nostro controllo, ma non sono in balìa del caso. La rivelazione ci insegna che la storia ha un senso, perché è orientata verso il giorno in cui il ‘sole’ divino splenderà in eterno per gli eletti. Questo messaggio di speranza ci conforta nell’angoscia del tempo presente”.
Il v. 3 esalta la figura di quanti si pongono come ‘maestri di giustizia’: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno”. Si può ricavare un interessante aforisma: "Saggezza è insegnare la giustizia", od anche una definizione: "Saggezza vuol dire praticare la giustizia ed insegnarla a molti altri". Il versetto si presenta letterariamente quasi come distico con 'parallelismo sinonimico" ove il secondo verso (o stico) conferma e rafforza il senso del primo. Il Regno di Dio verrà: egoismo, male, separazioni e divisioni non vi saranno più. La nostra fede non è che questa speranza. Ciò per cui lottiamo si avvererà.


Mario Affuso

 
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