N°20 Num 6:24-27 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 20
Num 6:24-27 (Lev 9:22-23)

Il nostro testo è una splendida benedizione di cui troviamo tracce anche nei Salmi 121:7-8; 122:6,7,8. E’ Dio stesso che la formula e l’affida a Mosè e ad Aronne: “Voi benedirete così i figli di Israele…” (v. 23b). L'elemento centrale sta nel fatto che il ‘volto’ di Dio è orien-tato verso Israele. Questo garantisce la sua presenza benedicente (Salmo 4:6b) e segnala la piena compiacenza divina. Quando Dio rivolge altrove il suo ‘volto’ è segno di giudizio per il peccato del suo popolo (Salmo 27:9a). Il verbo ‘benedire’ non va confuso con il più volgare ‘dire bene’. Quando è Dio che benedice significa che consente all’uomo la possibilità di ‘esistere’ (ed esistere è molto più che vivere); quando è l'uomo che benedice Dio vuol dire che esprime il riconoscimento di Dio, della Sua persona e della sua opera. La benedizione del nostro testo è (da ‘P’) messa in bocca al sacerdote, ma il benedire era anche prerogativa del re che agiva in nome di Dio e compiva a volte compiti sacerdotali (2 Sam 6:18; 1 Re 8:14,55). I testi citati ricordano che il re benedice invocando il Signore e mai sostituendosi a Lui. “Il Signore ti benedica e ti protegga” (v. 24). La benedizione di Dio, quella che noi invo-chiamo e che Egli ci concede, è la Sua attività creativa e creatrice, la Sua divina e paterna forza sostenitrice, come anche la Sua protezione, sempre che l'uomo osservi la Sua divina volontà e l'assecondi, sicuro che si tratti di volontà liberatrice e non dominatrice e totalitaria. “Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio” (v. 25). Nessuna potenza, nessun potere può esprimere quella benevolenza che il Padre concretamente manifesta ne' confronti dei suoi figli. È benevolenza che infonde gioia - intesa come 'serenità' - perché permette di percepire il senso della vicinanza di Dio, oltre che la sua rispettosa misericordia ne' riguardi della nostra debolezza e della nostra povertà. È molto bello l'uso del termine 'volto' invece che 'faccia': 'volto' esprime animo rivoltoverso l'altro, mentre faccia esprime più fisicità che spi ritualità. Volto è interiorità che si dischiude. Certo, stiamo usando antropomorfismi (forme umane) e antropopatismi (sentimenti umani), ma lo si fa per comprendere. È stato metodo di Dio per rivelarsi a noi. Il Salmo 4:6b recita “O Signore, fa’ risplen-dere su di noi la luce del tuo volto”. Quel “fa’ risplendere” è un imperativo (il settimo nei tre versetti 4-6!); di certo un imperativo retorico, ma senz'altro è una preghiera sicura d'essere esaudita da parte di Dio. Il 'volto' di Dio indica il pensiero di Dio, la benevolenza di Dio, la provvidenza di Dio, lo shalom di Dio, ma non certo fisicizzazione di una faccia. La pre-senza di Dio è spirituale perché Egli stesso è spirito. Ma si tratta pur sempre di una spiritualità che opera e si esprime nella realtà della nostra storia. “Il Signore rivolga verso te il suo volto e ti dia la pace!” (v. 26). Quest’ultima espressione fa pensare al fatto che quando il ‘volto’ di Dio si rivolge sull’uomo cancella ogni senso ed ogni spirito di vendetta per offrire, invece, disponibilità e compassione. Queste producono esperienze utili a testimoniare la realtà di Dio e della sua presenza; presenza che, ovunque, è veicolatrice di ‘pace’ (shalom) e produttrice di bene-essere. “Né alla formula in sé né al sacerdote che la pronunzia è riconosciuto un potere magico per produrre quello che si dice, ma tale potere è riconosciuto solo a Dio presente, fonte di tutti i beni che racchiude in sé la benedizione”. “Così metteranno il mio nome sui figli di Israele e io li benedirò” (v. 27). La benedizione ristabilisce e rafforza la rela-zione tra l’uomo e il suo Dio: relazione che, come già detto, non solo fa esistere, ma assicura a quanti credono e la vivono l’azione creatrice e ri-creatrice di Dio che elargisce ‘beni’ e fuga i ‘mali’. “Non si danno nomi concreti ai mali né ai beni, perché l’attenzione non è rivolta tanto a essi quanto piuttosto al fatto che chi preserva dal male e dà il bene è Dio. La pace è l’integrità, la raggiunta completezza della vita che condensa l’eternità nel tempo dell’esistenza. Dio la dà a chi la ricerca”.


Mario Affuso

 
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