N°24 1 Re 17:10-16 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 24
1 Re 17:10-16

La lettura segnalata si situa in quella serie di testi che si preoccupano delle vedove e degli orfani che, a dirla con J. Jeremias, “rappresentano l’essere indifeso ed indigente per eccellenza” (Cfr. Deut 24:17 e 27:19). Il testo si colloca nel cosiddetto ‘ciclo di Elia’ che copre i capitoli che vanno da 1 Re:17:1 a 2 Re 1:18. L’episodio ci porta in un periodo di crisi per la grande siccità annunziata (v. 1) che sembra sia durata per almeno tre anni e mezzo (Lc 4:25). Questa grande siccità è ricordata a lungo e se ne trova qualche cenno negli Annali di Tiro, come ricorda Menandro di Efeso scrivendo del regno di Et-Baal di Tiro. Una tale siccità causò miseria, carestia e morte. In tanto tragico e desolante squallore si impone la struggente e bellissima vicenda della 'vedova' di Sarepta della 'vedova' di Sarepta, una donna che, nonostante la sua profonda miseria, offre ospitalità al profeta Elia. D'altra parte è facile immaginare la condizione in cui si trovava il profeta stesso se era costretto a condividere tanta miseria. La generosità della ‘vedova’ è messa in risalto da due elementi: (a) è rivolta verso uno straniero e (b) dal fatto che si trattava del suo ultimo pezzo di pane. Questa ‘vedova’ è madre di un figlio, cosa che rendeva ancor più problematica la sua situazione; infatti una vedova senza figli, in forza della legge del levirato, godeva la protezione della famiglia del marito defunto; quella con figli doveva accontentarsi della sola carità da parte dei suoi parenti che dai versetti immediatamente precedenti possiamo dedurre non fossero molto generosi. La generosità di questa donna non derivava da una sua naturale disposizione bensì da una fede ben radicata nel suo Signore, dal momento che proprio Gesù ne esalta indirettamente la qualità (Lc 4:25). Ed è Gesù stesso che immortala il gesto di un’altra ‘vedova’ (Bb 16) che sembra sottolineare questo fil rouge di radicale disponibilità nei confronti del Signore nella forza di una fede in Lui consapevole, sperienziale, pur nella semplicità di una esistenza costretta in una straordinaria povertà. Molto spesso questa pagina evangelica - anche il Primo Testamento è Vangelo! – viene usata per sollecitare i credenti ad offrire con generosità per la vita della chiesa e, purtroppo, più per finalità patrimoniali che per quelle proprie della missione della Chiesa. Non ci si accorge che a volte il Vangelo viene strumentalizzato! V’è da chiedersi seriamente se le ‘offerte’ sono spese secondo il retto spirito evangelico. È giusto ed opportuno, perciò, che i credenti seguano il percorso effettuato dal denaro che essi stessi hanno donato e così assicurarsi che sia sempre usato evangelicamente cercando insieme i modi per informare, decidere, amministrare. Là dove termina l’atto di fede del credente che dona ed offre al Signore, inizia la responsabilità degli amministratori ecclesiastici chiamati a svolgere il loro compito con fede pari se non maggiore rispetto a quella espressa dai fedeli con i loro gesti oblativi. Tornando alla pagina di 1 Re, va detto che il miracolo del nostro episodio con quello della risurrezione del figlio della vedova, nella intenzione del redattore, sembrano voler aumentare la reputazione del profeta e stabilire l’autorità della sua parola. È notevole la testimonianza della vedova che diventa un identikit del profeta Elia: “Allora la donna disse a Elia: ‘Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità” (v.24). “Elia è il primo profeta, nello specifico senso ebraico, che si distingue dagli altri posteriori solo per aver agito unicamente colla sua per-sona e non aver lasciato alcuno scritto. Egli riconosce già che l’uomo non vive di solo pane né i popoli di sola potenza; per lui Israele ha importanza solo in quanto è artefice d’un’idea sublime. Israele non doveva essere un popolo solito come gli altri popoli; egli do-veva servire l’Eterno solo, diventando così un popolo pio e puro; di quest’idea mosaica egli aveva fatto un principio sacro, intangibile e, secondo questo criterio, egli misurava il tempo e i suoi avvenimenti; egli considerava le cose del tempo sotto l’aspetto dell’eternità e da questo aspetto le giudicava” (C.E. Cornill)


Mario Affuso

 
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