N°28 Giovanni 6:68 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 28
Giovanni 6:68

“Signore, da chi andremmo? Tu hai parole di vita eterna”Questo versetto, con quello successivo, rientra nella logica redazionale unitaria dell’intero capitolo 6 dell’evangelo di Giovanni e segna un momento apicale ed una svolta nel ministero di Gesù. Questi constata che vengono sì accettate le sue opere (moltiplicazione dei pani) ma si scandalizzano della sua persona. “Questo vi scandalizza?” (v 61b). E’ indubbio che il discorso di Gesù potesse suscitare qualche perplessità. ‘Mangiare la sua carne’ e ‘bere il suo sangue’ erano e sono espressioni ed atti che la coscienza ebraica respinge (v. 52). Ma Gesù, ebreo anch’egli, non chiede di ‘capire’, ma di ‘credere’. Il ‘capire’ segue e mai precede il ‘credere’. Si crede ciò che non si vede anche quando si tratta del senso metaforico di alcune espressioni che, anche se inaccettabili in prima istanza, non vanno aprioristicamente respinte. Un giorno Gesù disse a Pietro: “Tu non sai quello che io faccio, ma lo capirai dopo”(Gv 13:7). Il ‘non capire’ non deve essere motivo di incredulità; il ‘credere’ è premessa e promessa di intelligente comprensione. I vv. 60-71 segnalano gli effetti delle parole di Gesù sui suoi ascoltatori. Prima i ‘Giudei’ (v. 41), poi i ‘discepoli’ (v. 61) manifestano incredulità. Dal gruppo dei discepoli che si allontanano (alla pari dei Giudei, v. 41 e v. 52) l’evangelista distacca i “dodici” che, non meno degli altri, hanno difficoltà ad accettare e a capire le parole di Gesù. Sanno, però, in questi momenti di ‘crisi’ rimanere fedeli alla persona del Maestro. Nelle parole di Gesù, ancorché incomprensibili, v’è promessa di rivelazione, v’è altresì il seme (nascosto) e il senso (implicito) della “vita eterna”: un seme che germoglierà e un senso che si disvelerà e renderà tutto piuttosto chiaro. L’evangelista Giovanni scrive (e forse soprattutto) per coloro che ‘crederanno’ (Gv 17:20), per le generazioni future. L’invito è a rimanere fedeli alla Persona di Gesù anche se si scorgono difficoltà nel ricevere le sue parole, che non sono destinate a rimanere oscure; Egli ci assicura e promette: “Lo Spiritodella verità vi guiderà in tutta la verità”(Gv 16:13). Nel constatare la defezione e l’allontanamento di tanti, Giudei e ‘discepoli’, Gesù si rivolge ai ‘dodici’ e dice loro di sentirsi anch’essi liberi di andarsene; si sentano pur liberi di abbandonare il discepolato, se vogliono. In verità Gesù propone la sola opzione dell’allontanamento: “Non volete andarvene anche voi?”(v. 67). Il ‘non’ (greco: mé) postula una risposta negativa nel senso: “Non è vero che volete andarvene anche voi?”. Alla domanda di Gesù è Pietro che, ancora una volta, risponde come portavoce dei ‘dodici’. Sa di non aver capito i discorsi di Gesù ma la fede che lo unisce alla persona del Maestro gli fa scorgere in quelle parole, anche se oscure, una forza vitale che nessun altro maestro può assicurare. Non è né possibile e neppure sag-gio allontanarsi da quel Maestro il cui verbo raggiunge il profondo, convince, trasforma, converte! La risposta di Pietro ricorda la nota esclamazione di altri due discepoli (Lc 24:32): “non ardeva il nostro cuore quando ci parlava?!”La ragione di tanta sicurezza va colta nella confessione che segue. La fede di Pietro e dei dodici li porta alla Persona di Gesù che amano e confessano in modo chiaro ed inequivoco: “Noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che Tu sei il santo di Dio”(v. 69). ‘Creduto’e ‘conosciuto’: per quel che si è detto e nella logica ermeneutica del testo le due forme verbali non si devono intendere come un percorso “a fide ad intellectum”, ma solo come rafforzative di un atteggiamento di fede. Strano ma non del tutto incomprensibile è l’uso della espressione “il santo di Dio”che troviamo solo sulle labbra del “diavolo” (Mc 1:24c e Lc 4:34c). “Il nostro modo di concepire Dio è sempre diabolicamente ambiguo: sarà sdemonizzato solo alla croce, dove conosceremo “Io sono” (8:28). La fede di Pietro, pur nella sua ambiguità, è valida; rappresenta quell’attaccamento alla persona di Gesù e alle sue parole che, dopo la croce e il dono dello Spirito, potrà decantarsi dalle sue impurità e fiorire nella sua verità”.


Mario Affuso

 
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