N°31 Giovanni 20:1-18 - Chiesa Evangelica Di Volla

Vai ai contenuti

Menu principale:

Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Basi bibliche

N° 31
Giovanni 20:1-18

Secondo Marco e Matteo al sepolcro si recano “Maria Maddalena e l’altra Maria”che Marco identifica in “Maria madre di Giacomo”(Mt 28:1; Mc 16:1); secondo Luca (24:12 e 24) e Giovanni vi si recano anche i discepoli (in Lc 24:12 si accenna solo a Pietro, mentre al v 24 si parla di “alcuni dei nostri”; Giov 20:3-10 indica Pietro e Giovanni). Con ogni probabilità ci troviamo dinanzi a due diverse tradizioni che in qualche modo Giovanni sintetizza e fonde insieme. I vv. 1-2 del nostro brano accennano a Maria Maddalena, mentre i successivi (da 3 a 10) riferiscono l’episodio relativo a “Pietro e l’altro discepolo”, per poi ritornare a Maria con il racconto della prima apparizione (11-18). Non mancano alcune contraddizioni nel racconto, ma non ne indeboliscono il senso. In Gv 20:1-9 leggiamo (a) che Maria deve constatare che la pietra è stata rimossa, e (b) che i due discepoli vanno al sepolcro, ma non trovano il corpo di Gesù. Ben sappiamo che la risurrezione di Gesù non è provata dalla ‘tomba vuota’ (anche se costituisce un elemento forte di testimonianza), ma dal fatto che Egli appare e si rivela presentandosi vivente ai suoi discepoli, e non solo a questi. La tomba vuota, secondo i più ma anche alla luce del buon senso, non è vista nei vangeli come fatto che suscita fede: tutt’al più può provocare stupore, meraviglia e, perché no?, qualche inquietudine. Maria vide la tomba vuota e, turbata, oltre che consapevole che la sua testimonianza perché donna non aveva valore, corse da Pietro; solo quando Gesù le apparve, ‘potè credere’ e “andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto…”(v. 18). “La tomba vuota mostrata dall’angelo è un segno proprio dello stile delle angelofanìe. Come tale può naturalmente ‘dimostrare’ al credente che la resurrezione ha avuto luogo: tuttavia non è una dimostrazione palpabile, ma un segno che accompagna e conferma la fede e che un non credente non comprenderà mai”(L. Schenke). Può lasciarci alquanto perplessi il contrasto tra il “credette”del v. 8 e il“non avevano ancora capito la Scrittura” del v. 9. Il fatto, poi, che il v. 7 ci dica che Pietro “vide le fasce per terra e il sudario…piegato in un luogo a parte”non può far pensare al furto del cadavere. Abbiamo già accennato al fatto che la testimonianza di donne non aveva valore, però che i discepoli abbiano preso atto della scomparsa del corpo di Gesù imprime una certa importanza alla “tomba vuota”. Il narrato evangelico ha una sua grande suggestione e provoca anche la nostra sensibilità emozionandola, però va detto che il racconto giovanneo assume un forte carattere apologetico tendente a produrre fede, ma con ben poca ragione teologica che, invece, troviamo in altri aspetti pasquali quali quelle delle ‘apparizioni’ di Gesù. Probabilmente segnalare il fatto che il sudario e le fasce di Gesù erano rimaste nella tomba intende sottilmente riandare alla resurrezione di Lazzaro che “uscì con i piedi e le mani avvolti da fasce e il viso coperto da un sudario”(Gv 11:44). Potremmo scorgere un certo senso metaforico. Lazzaro sarebbe morto di nuovo e definitivamente ed avrebbe avuto ancora bisogno di ‘sudario’ e di ‘fasce’, anche se, di certo, non proprio di quelle. Gesù, invece, risorgeva per non morire più:poteva perciò ben lasciare ‘sudario’ e ‘fasce’, segni di morte e di sepoltura, nella tomba che mai più l’avrebbe accolto. Maria desidera ancora il Gesù ‘storico’, il Gesù del passato, il ‘suo’ Gesù:“hanno tolto il mio Signore”(v. 13). È un desiderio impossibile, va superato, anzi deve trasformarsi in missione: “Non trattenermi … le dice Gesù -ma va’ dai miei fratelli”(v. 17). Maria è invitata a cambiare il rapporto con il ‘suo’ Signore: non le appartiene (ammesso che le sia appartenuto), Lo deve annunziare come Messia vivente, come Colui che, vivente, è vicino ad ognuno che crede, e quello che lei ha vissuto può essere sperimentato da tutti. Il sepolcro viene abbandonato: la morte è vinta e la vita è altrove, non fra i sepolcri. Occorre iniziare subito la missione fra quanti sperimentano la morte e la sofferenza. La resurrezione di Gesù è l’inizio della nuova creazione di Dio, di una umanità nuova.


Mario Affuso

 
Torna ai contenuti | Torna al menu