N°4 2°Corinzi 13:13 - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Basi bibliche

N° 4
2° Corinzi 13:13

L’amore di Dio e la comunione dello Spirito sono legate alla persona e all’opera di Gesù che, però, non assorbe in sé il Padre e lo Spirito ma ad essi orienta il credente e il ricercatore. Egli, Gesù, insegna a rivolgersi al Padre e invita a disporsi a ricevere lo Spirito che il Padre invierà. Chi non vorrebbe vedere Iddio per imprigionarlo nelle sue proprie e soggettive sensazioni?! Quando soffriamo ingiustizie, o crollano progetti come prima cosa ci domandiamo: Ma Dio dov’è? Che fa lassù? Perché non interviene? Per quella in-giustizia epocale che va sotto il nome di Shoà, si è parlato, a mio avviso molto ingiusta-mente, persino di ‘assenza di Dio’. Ma “nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere” (Gv 1:18). Nei gesti, negli atti e nelle parole di Gesù, al di là del loro fenomenico puro, cioè al di là di quanto veniva sensibilmente percepito, si malcela-vano categorie (= funzioni) tipiche del Padre. I nostri gesti, i nostri atti e le nostre parole non possono ripetere quelle di Gesù – sarebbe un semplice ‘scimmiottare’ – ma possono a-vere quelle categorie (= potenzialità) nascoste utili a che siano ‘cristiche’, cioè dello stesso genere di quelle del Cristo. In questo senso va compreso Paolo quando afferma di essere imitatore di Cristo (1 Cor 11:1b) e invita altri ad essere suoi imitatori (1 Cor 11:1a). Cfr 2 Ts 3:7; Eb 13:7; 1 Cor 4:16; Fil 3:17; Ef 5:1; 1 Ts 1:6; Eb 6:12. Dio, quale Padre ma non solo in quanto tale, non è distante dalla nostra quotidianità, dalle nostre sofferenze, dalle nostre attività. Dio è con noi: Lo percepiremo se abbandoneremo idee fisicistiche e svilupperemo la nostra sensibilità interiore e spirituale, quella che potrebbe/dovrebbe o ‘nascere di nuovo’ (Gv 3:5-6) o essere ‘risvegliata’ (Ef 5:14b). Dio, quello che ci è ‘rivelato’ da Cristo ed in Cristo, è Padre di tutti gli uomini, sì, proprio di tutti gli uomini e non solo dei piccoli manipoli dei cosiddetti ‘cristiani’. Gesù è La Parola di Dio incarnata, è, perciò, Evangelo che comunica una notizia cattiva ed una notizia buona: la notizia cattiva: “non c’è nessun giusto, neppure uno!” (Rm 3:10); la notizia buona “Dio mostra il suo amore per noi perché, essendo ancora peccatori Cristo morì per noi” (Rm 5:8). Possiamo divenire uomini riabilitati, capaci di cambiare il corso della storia, a cominciare dalla nostra storia, quella personale. “Lekh lekha! … Vai a te stesso vuol dire anche 'la Storia è la tua e tu fai la Storia', vuol dire 'esci da ciò che ti ruba a quel te stesso', 'liberatene'" (Moni Ovadia).  Purtroppo di Dio conosciamo poco, molto poco innanzitutto perché del Cristo prefe-riamo l’incarnato, ma non ancora il rivelante. Da qui la riflessione che il Figlio scambia con il Padre: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio…” (Gv 17:3a); e poi perché non ci accorgiamo che ogni speranza nell'opera del Cristo richiama l'azione dello Spirito. ‘Spirito’ non è un ‘flatus vocis’, non è un nome e neppure una entità astratta. È una esperienza che i discepoli hanno fatta e che ogni credente può fare. È esperienza che informa l'intera vita della persona, è esperienza di nuove relazioni, di relazioni convertite, è esperienza di comunione come conciliazione e riconciliazioni di diversità. È esperienza che a dirla con il prof. José Miguez Bonino consente di dire: "io ho una relazione diretta con Dio". L’azione dello Spirito è oggi particolarmente evidente nelle iniziative ecumeniche, soprattutto in quelle che trovano motivo e ragione nella riscoperta delle Scritture bibliche, quale luogo di incontro di credenti di orientamento teologico diverso, a cominciare con la realtà ebraica con la quale condividiamo l’intero canone del Primo Testamento che costituisce la ‘Bibbia’ in senso stretto. Lo Spirito, così come Paolo lo ricorda nella benedizione conclusiva delle due epistole ai Corinti, non è una ‘cosa’ ma una realtà personale che consente di sentirsi ‘persona’ con una sua propria ‘dignità’. Dignità di soggetto storico capace di incidere nella propria interiorità (= profondo) come nella più prossima realtà sociale ove si vive e si opera.


Mario Affuso

 
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