N°5 Deut.8:1-13,14-16 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 5
Deut. 8:1-13, 14-16

Il Von Rad definisce predica i vv. 1-13. Ma forse più che predica è un testo discorsivo, una anamnesi (= memoria) dell'Esodo su cui oggi è possibile predicare dato il carattere profetico-parenetico (= esortativo) dell'intero brano. È innanzitutto un invito a ‘ricordare’ il vissuto ed a continuare a vivere con fedeltà il rapporto con “Colui-che-ha-liberato”. È altre-sì invito a rispettare il decalogo (= dieci parole), cioè i dieci comandamenti (= così de-nominati nel Nuovo Testamento). Il fine della obbedienza attuativa del decalogo è triplice: ‘affinchè viviate’, ‘affinchè vi moltiplichiate’, ‘affinchè entriate a prendere possesso del paese’ (v. 1). Il discorso di Mosè è collegato con la liberazione dalla schiavitù egiziana da un lato, e con la conquista della terra promessa dall’altro. Un invito a ricordare (: e si ricorda – emotivamente e non tanto mnemonicamente – solo ciò che si è vissuto :) ed a riflettere sugli avvenimenti della storia passata che hanno costellato “tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quaranta anni nel deserto” (v. 2). Gli accadimenti vissuti si proponevano di “mettere alla prova, per conoscere i… sentimenti”, per provare la fedeltà del suo popolo verso il quale Egli si è sempre mo-strato fedele per l'alta funzione pedagogica, formativa che si proponeva: “Riconosci, dunque, in cuor tuo che Jahvè, tuo Dio, ti educa come un uomo educa suo figlio” (v. 5). In altre parole Mosè fa presente che le diverse prove ed 'umiliazioni' alle quali Dio ha sottoposto il suo popolo si proponevano il raggiungimento di una maturità di fede. Po-vero, affamato, bisognoso di tutto in una terra arida e sempre minacciata da animali pe-ricolosi, Israele ha imparato ad attendersi tutto da Dio che è sempre intervenuto. Sono due gli eventi prodigiosi che Mosè intende richiamare alla memoria: (a) quello della manna, e (b) quello dell’acqua scaturita da una roccia. Si tratta di eventi che, al di là della loro reale prodigiosità, malcelano verità rità ben più profonde: invitano anche oggi ad una lettura che, non mortificando quella pret-tamente storica, consente una interpretazione correttamente spirituale. La ‘manna’ (= Man hu?: che cos'è?, Es 16:15) nel momento stesso in cui si presenta come alimento per il corpo rimanda al 'pane della Parola', di cui, proprio come della 'manna', si ha bisogno quotidianamente e quotidianamente occorre provvedersi. Come della 'manna' non si poteva far provvista per il giorno successivo, così della Parola: non bisogna fondarsi su quella di ieri, per quanto arricchente possa essere, ma ricercare quella nuova per l'oggi, pressato com'è, l'oggi, da nuove urgenze. Il senso della ‘provvista’ ci produce una for-ma di sicurezza, una sorta di autosufficienza che porta a dimenticare o a rifiutare la nostra radicale dipendenza da Dio. Ma ci vien detto: “Il tuo cuore non si inorgoglisca dimenticando Jahvé, tuo Dio…” (v. 14). Va detto che vi sono esperienze nuove che non sono state conosciute da chi ci ha preceduto perché sono proprie del nostro presente storico: Mosè sembra volerlo ricordare quando dice: “… ti ha nutrito con la manna che i tuoi padri non avevano conosciuto” (v. 16). Nel ringraziare Dio per la ‘manna’ quotidiana, occorre ricordarsi che “l’uomo non vive solo di pane, ma di tutto ciò che proviene dalla bocca di Dio” (v. 3. cfr. Lc 4 :4). La 'manna' o il 'pane quotidiano' rimandano all'ascolto quotidiano della Parola del Signore, mai, però, trascurando il carattere fondamentale del nutrimento per il nostro corpo. Le parole di Mosè invitano a ricordare i 'prodigi' operati da Dio. Ricordarli solo mnemonicamente può trasformarli in 'idoli' che creano inutili 'primitivismi'; ricordarli invece emotivamente, cioè per la loro carica di valori spirituali, significa sapersi proiettare verso il futuro e ciò proprio perché si tratta di avvenimenti consentiti “per farti felice nel tuo avvenire” (v. 16). La conclusione essenziale di questo testo tratto dal Deuteronomio la troviamo citata, come già visto, nelle parole di Gesù (Mt 4:4): l’uomo vive autenticamente solo quando, in modo attualizzato ed oculato, si alimenta e vive della Parola di Dio.


Mario Affuso

 
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