N°9 Matteo 28:19 - Chiesa Evangelica Di Volla

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N° 9
Matteo 28:19

Diverse versioni italiane traducono ‘mathe-tèuein’ con ‘ammaestrare’. Altra traduzione può essere ‘rendere discepoli’. Molto spesso le traduzioni risentono delle autocomprensioni delle chiese, e non è raro che ci si serve dell’evangelo piuttosto che servire l’Evangelo come ‘parola di Dio’; e questa ci è affidata per lo scopo che l’Evangelo si propone, cioè “perche il mondo creda” (Gv 17:21b). Il Risorto, nel corso delle sue apparizioni ai discepoli, dichiara di avere ormai riconseguito “ogni potere…in cielo e in terra”. Pertanto affida loro, con l'autorità che Gli è propria, il mandato di trasmettere il suo insegnamento a tutti i popoli, quindi porre il Vangelo in rapporto con tutte le varie culture, non per sopraffarle ma per proporre (non imporre) le risposte di Dio alle domande umane. Avendo “ogni potere in terra” (Dan 7:14) Gesù indirizza i suoi verso “tutti i popoli (etnie)”. Dalla posizione universale di potenza e di signoria del Maestro deriva il tratto universale della sua Parola, ormai proponibile ad ogni cultura. Gli apostoli non si impegnarono immediatamente nell'adempimento del mandato ricevuto: furono spinti dalle persecuzioni ad uscir fuori e, da comunità chiusa nelle proprie certezze, a trasformarsi in testimoni viventi del Risorto. Per la loro parola il Risorto non è rimasto una figura muta né muto rimane oggi se si sa comunicare con quanti di culture e di etnie diverse vengono tra noi per abitare nel nostro paese. Ammaestrare tutti i popoli implica un incontro dell’Evangelo con tutte le culture. Cosa si deve intendere per ‘cultura’? Rispondere è difficilissimo e non basterebbe un congresso di esperti. (Cfr. Il concetto di cultura, Einaudi 1970, pp. 330). Qui pos-siamo impertinentemente sintetizzare che per 'cultura' possiamo intendere l'insieme delle caratteristiche di un popolo: la sua visione del mondo, il modo di intendere la vita, le sue norme etiche, sociali, politiche. Ed ancora l'insieme delle ragioni (storiche, geografiche, ecc.) che hanno determinato le sue scelte ed i suoi vari orientamenti. Non esistono ragioni fatali! Sono tutte reali ed occorre conoscerle. Di ogni cultura, come anche della nostra, occorre leggere gli aspetti problematici o propositivi per la realizzazione di un incontro con essa. Ogni cultura ha anche una sua dimensione religiosa, fattore questo che ine-vitabilmente entra in rapporto con gli altri che la costituiscono. Operando l'analisi di una cultura e l'incidenza che il fattore religioso vi esercita, si può cogliere il momento opportuno, il kairòs, per porla in rapporto con l'Evangelo che Gesù invita e chiede di proporre a tutti i popoli. La storia può e deve insegnarci molto in fatto di rapporto con le altre culture (il che è vero anche in Italia tra le nostre diversità regionali). Le culture, il cui soggetto attivo è l’uomo, per le loro specificità sono tra esse reciprocamente complementari e nessuna può porsi come ‘dominante’. La complementarietà non è per alcun motivo perdita o offuscamento di identità, anzi postula la legittima diversità e sono guai seri quando questa si appiattisce. Dal punto di vista squisitamente religioso la ‘complementarietà, come mi piace dire, non è mai ‘sincretismo’, anzi aprioristicamente lo evita come il male più tragicamente dannoso ai fini dell’incontro dell’Evangelo con le culture dei popoli. Lo stile della predicazione di Gesù è stato dialogico, problematizzante, liberante, profetico, ... Gli apostoli hanno cercato di seguirne l’esempio. Oggi ancor meglio si può fare per le disponibilità culturali che si posseggono e per le possibilità dialogiche che di volta in volta si propongono. L’Evangelo non deve essere funzionale all’ingrossamento delle file ecclesiastiche; esso è rivolto al mondo, alla umanità tutta intera in pace con le intenzioni di Gesù: “perchè il mondo creda” (Gv 17:21). Nell’adempimento del mandato affidato dal Risorto si pone il grande problema del linguaggio inteso non come ordinario eloquio, come nostro parlare quotidiano, ma come possibile instaurazione di rapporti tra persona e persona, tra cultura e cultura, tra fede e fede, tra Evangelo e storia, tra chiesa e mondo.


Mario Affuso

 
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