Oikoumene - Chiesa Evangelica Di Volla

Vai ai contenuti

Menu principale:

Ecumenismo > Varie > Definizioni

Oikoumene


Oikoumene deriva dal verbo greco oikein, abitare. Con il significato di «terra abitata» o «mondo intero», il termine è stato usato fin dai tempi di Erodoto (V secolo a.C.). A partire dall’epoca ellenistica il termine è stato usato in un contesto secolare per indicare l’ambito politico dell’impero greco-romano o la distinzione culturale fra il mondo civilizzato e i territori dei barbari.
La Bibbia in genere usa il termine in senso profano, come sinonimo di «terra» (Sal 24,1), e senza particolari sottolineature. Nel Nuovo Testamento, la connotazione politica del termine appare in Lc 4,5-7 (cf. anche Lc 2,1; At 17,6) e nell’Apocalisse (specialmente 16,14). L’atteso regno di Dio può essere indicato come l’«oikoumene futura» (Eb 2,5).
L’uso ecclesiastico del termine, posteriore e molto più comune, deve la sua origine alla diffusione della comunità cristiana in tutto l’impero romano. Nel IV secolo, l’oikoumene era già diventata il «mondo cristiano», con il doppio significato (politico e religioso) di «impero cristiano» e «Chiesa universale». L’aggettivo oikoumenikos (latino universalis o generalis) viene applicato a tutto ciò che ha valore universale. Così, la qualifica di ecumenico viene attribuita a certi concili e alle loro decisioni dogmatiche (cf. la voce «concili ecumenici») o, in senso onorifico, a determinate sedi patriarcali o a importanti maestri della Chiesa universale.
Nella tradizione cattolica e ortodossa, che ha conservato memoria dell’antico legame fra la Chiesa e l’impero, l’uso del termine si è conservato, anche se il suo significato è diventato sempre più tecnico. Le Chiese della Riforma, che si sono trasformate in entità regionali o nazionali, per oltre duecento anni hanno perso di vista la dimensione ecumenica. Il risveglio pietista (con Nicholas von Zinzendorf e altri) ha portato alla riscoperta della vocazione missionaria mondiale della Chiesa, nonché al risveglio della coscienza dell’unità cristiana e della fraternità, al di là delle diversità nazionali e confessionali (Alleanza evangelicale, 1846). In entrambi i contesti, si è ripreso l’uso del termine «ecumenico», anche se il suo significato specificamente moderno descrive piuttosto l’atteggiamento spirituale di chi è cosciente dell’unicità del popolo di Dio e prova un ardente desiderio che essa venga ristabilita (Söderblom).
L’uso attuale del termine è in gran parte legato alla nascita e all’organizzazione del movimento ecumenico, espresso in particolare dal CEC, e alle diverse reazioni di fronte a questa nuova realtà. Già nel 1951, attraverso una dichiarazione del suo comitato centrale, il CEC espresse la propria concezione del termine «ecumenico». In quella dichiarazione si diceva che, in base al suo significato greco originale, il termine dovrebbe venir usato per «descrivere tutto ciò che si riferisce a tutto il mandato di tutta la Chiesa di portare il Vangelo a tutto il mondo. Esso indica perciò... sia l’unità che la missione nel contesto del mondo intero». L’esperienza ha dimostrato che è difficile mantenere la tensione espressa da questa definizione.
La Chiesa cattolica romana, che inizialmente aveva manifestato forti riserve in merito, ha finito per accettare questo nuovo uso del termine, pur ponendo l’accento esclusivamente sull’aspetto dell’unità. Il decreto Unitatis redintegratio sull’ecumenismo del concilio Vaticano II (1964) dichiara: «Per “movimento ecumenico” si intendono le attività e le iniziative... suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani» (n. 4; EV 1/509).
Le Chiese ortodosse hanno attivamente partecipato al movimento ecumenico fin dall’inizio. Esse hanno criticamente definito la loro concezione del movimento ecumenico come «ecumenismo nel tempo»: «L’obiettivo immediato della ricerca ecumenica è, secondo la concezione ortodossa, una reintegrazione dello spirito cristiano, una ripresa della tradizione apostolica, una pienezza di visione e di fede cristiana, in accordo con tutti i tempi» (Nuova Delhi 1961).
Fra le Chiese della Riforma non esiste una comune visione dell’ecumenismo. Per molte Chiese protestanti in situazione maggioritaria, il termine «ecumenico» indica le loro relazioni esterne con le Chiese degli altri paesi. Per le Chiese che vivono in contesti dove esiste una molteplicità di denominazioni, il termine «ecumenico» indica l'incontro e la convivenza fra le diverse Chiese. Per molti, il movimento ecumenico rappresenta la manifestazione dell'impegno cristiano per l'avvento di una comunità mondiale nella giustizia e nella pace. Al di là e contro questo «ecumenismo secolare» gli evangelicali conservatori invocano un «ecumenismo confessante» che riunisca i veri credenti da tutte le Chiese.
Gli aspetti ecclesiali e secolari, spirituali e social-missionari sono tutti parte integrante di una concezione esaustiva dell’oikoumene. Oikoumene è un concetto relazionale, dinamico, che va oltre la comunione dei cristiani e delle Chiese ed abbraccia la comunità umana e tutta la creazione. La vocazione permanente del movimento ecumenico è quella di trasformare l’oikoumene, intesa come «terra abitata», nella famiglia vivente (oikos) di Dio.


KONRAD RAISER, Dizionario del Movimento Ecumenico, pp. 793-795.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu