Parte I - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

PARTE I – L’ANTICO TESTAMENTO
capitolo 1
IL CANONE BIBLICO – FORMAZIONE E PROBLEMATICHE


Il termine Bibbia in greco significa “i libri”, esso va riferito ai testi dell’Antico Testamento.
Per “canone”, invece (dal greco Kanon = misura), è da intendersi i libri della Bibbia che hanno valore di norma per la fede e sono quindi ufficialmente riconosciuti, ritenuti sacri e autorevoli. La storia della formazione del canone relativo ai libri dell’Antico Testamento è molto complessa. La religiosità del popolo d’Israele si differenzia da quella del mondo orientale ad essa contemporaneo perché attestata da una serie di libri (la Bibbia), questi testi furono racchiusi in canoni fissi alla fine del primo secolo dell’era cristiana (ma in qualche forma, come vedremo, anche dal III secolo a.C.) anche a seguito della “dispersione” del popolo giudaico causata dall’impero romano. Uno dei testimoni più antichi del canone palestinese è Giuseppe Flavio (storico di origine ebraica). Secondo Flavio il principio canonico farisaico limita il canone ai soli scritti che vanno dal tempo di Mosè al re Persiano Artaserse I (465 – 424 a.C.) sono dunque esclusi tutti quei testi post-profetici oltre agli scritti pseudoepigrafi (attribuiti ad altri), ma non venivano comunque esclusi quei testi che pur post-profetici erano fatti risalire ad autori del periodo prefissato, cioè: i Salmi di Davide, I Proverbi di Salomone, Qoelet (Ecclesiaste = predicatore) e il Cantico dei Cantici, Comunque la fissazione definitiva dal canone farisaico rabbinico si impone verso III/IV secolo a.C.
Gli studiosi ancora oggi fanno riferimento alla “chiusura” di questo canone, detto palestinese, che data la fine del I secolo e l’inizio del II d.C. (famoso è il concilio rabbinico di Jamnia del 91 d.C. - anche se per alcuni studiosi è solo la fine di un processo di canonizzazione). Ma già questo “canone” presenta delle difficoltà di non poco conto in esso, infatti, non compaiono libri antichi e significativi perché considerati non validi (alcuni di questi testi verranno denominati “apocrifi” = non ispirati). Vennero considerati solo i testi: che non entrano in contraddizione col il Pentateuco scritti in ebraico o aramaico. Solo i testi anteriori ad Esdra, grande scriba della rifondazione morale di Israele (V secolo a.C.)
Alla fine la raccolta dei libri biblici considerati autorevoli dall’ebraismo nel I secolo d.C. è la seguente:
Tôr?h -
Genesi, Esodo, Levitino, Numeri, Deuteronomio.
N’vî’îm - profeti
Profeti anteriori:
Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re.
Profeti posteriori:
Isaia,Geremia, Ezechiele, il libro dei dodici Profeti minori.
Kêtûvîm-
Salmi, Giobbe, Proverbi, Ruth, Cantico dei Cantici, Qoelet, Lamentazioni, Ester, Daniele, Esdra,
Neemia, 1 – 2 Cronache.

Altri canoni cui fare riferimento sono quelli “samaritano” e “ alessandrino”.
Il canone samaritano comprende il solo Pentateuco, cioè i primi cinque libri presenti nel canone palestinese (Genesi, Esodo, Numeri, Levitino, Deuteronomio), e con forme testuali leggermente diverse, concordanti, in circa 1900 casi, con il testo delle traduzioni greche di età ellenistica e non con il testo ebraico cosiddetto Il Canone Alessandrino: la sua definizione ultima è datata 320 d.C., contiene alcuni libri considerati apocrifi dal canone palestinese,sono: Tobia, Giuditta, I e II, Maccabei, Baruc, Siracide, Sapienza di Salomone, parte del libro di Ester e di Daniele, la Chiesa Cattolica ha accettato il canone alessandrino, quello protestante il canone Palestinense. Giova ricordare che la fissazione del canone ebraico avvenne anche contro il cristianesimo poiché la giovane chiesa che si sviluppava particolarmente in ambito ellenico recepiva la raccolta del LXX (vedi preferendo nuove traduzioni. Anche se non era una prassi consolidata comunque va notato che alcuni padri della chiesa sia greci che latini delimitavano l’Antico Testamento al canone ebraico, questo canone fu accettato dal sinodo di Laodicea (tra il 343 e il 381 d.C.). Fu la chiesa occidentalea giungere alla prima canonizzazione dell’Antico Testamento comprese i libri deuterocanonici, il termine è fissato con papa Gelasio (492-496 d.C.). Con la rformadi Lutero i libri deuterocanonici divennero “apocrifi” ma meritevoli di lettura per cui nella sua prima traduzione della Bibbia li aggiunse in appendice. Diversamente Calvino che scelse una via più rigorosa per cui nelle Bibbie gli apocrifi non figurano. Fu il concilio di Trento(1545-1563) a porre definitivamente la questione del canone veterotestamentario considerando senza alcuna differenza i libri protocanonici e quelli deuterocanonici. Ma sullo sfondo della esagesi storico- critica di oggi, come parlare della ispirazione della sacra Scrittura? L’idea dominante sino all’inizio dell’età moderna secondo la quale Dio avrebbe dettato agli autori i sacri testi, non tiene in alcun conto delle contraddizioni e tensioni interne al testo stesso ne della relatività storica di molte affermazioni e della individualità degli autori. La risposta più convincente è la seguente: Dio è l’autore della chiesa ed è l’ispiratore dell’elemento costituivo della chiesa stessa che è la Scrittura, ciò significa che per la chiesa la Scrittura è autorappresentazione e concretizzazione delle fede stessa,quindi la fissazione del canne da parte della chiesa segue il criterio, guidato dallo Spirito, della “con naturalità” vale a dire di sintonia con la propria natura e la propria fede,ricordando che,come è stato giustamente detto, per la chiesa Cristo è il centro del “canone”.

 
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