Parte III - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

LA FORMAZIONE DEI TESTI


La Torah = direttiva, insegnamento (è non proprio legge) costituisce la prima parte del canone ebraico, nella Bibbia ebraica i libri del Pentateuco sono riconosciuti dalle parole iniziali:
-Bereshit--in principio--Genesi.
-Weelleh shemot--i nomi--Esodo.
-Wayyigra--e chiamò--Levitico.
-Bemidar--nel deserto--Numeri.
-Debarim--parole--Deuteronomio.
I libri della Genesi ai Numeri costituiscono il Tetrateuco ossia una composizione di fonti classiche, il testo del Deuteronomio inizialmente apparteneva al complesso detto Esateuco: Deuteronomio, Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re. In seguito il Deuteronomio fu separato da questa opera storica detta “duetoronomista” per essere unito al Tetrateuo e formare il Pentateuco. Tuttavia alcuni studiosi (von Ran p.e) credono di trovare tracce di fonti classiche anche nel libro di Giosuè per cui preferiscono parlare di Esateuco. Dagli inizi del giudaismo in paternità letteraria del Pentateuco, gia dal XVIII secolo sono state avanzata ipotesi sulla loro composizione,fra tutte quella decisamente più importante è “L’ipotesi documentaria”. Secondo tale ipotesi esistono diverse fonti o documenti che nel loro insieme compongono il Pentateuco si è constatato, infatti, che alcuni racconti sono paralleli, come quello della creazione riferita in Genesi 1,1-2,4 e in 2,4b-325, così come i racconti sui patriarchi e le loro famiglie, ma soprattutto c’è differenza nell’uso dei nomi per designare Dio, ricorrono l’uno accanto all’altro gli appellativi di ceppo semitico el-elohim e quello proprio ebraico YHWH. Negli ultimi decenni l’ipotesi documentaria ha subito revisioni frutto di un intenso dibattito scientifico. Per la critica dei testi biblici, invece, i due approcci metodologici di maggiore applicazioni (ricordiamo anche: L’analisi Linguistica, esagesi globale, critica teologica), sono: la critica letteraria e la storia delle forme. Con la prima si tende ad esaminare la differenza tra i diversi strati della tradizione ed individuare le singole fonti, in tal modo gli strati vengono isolati per essere poi ricostruiti e interpretati ognuno per suo conto, con particolare interesse solo per quelli più antichi ritenuti anche i più autentici. Con l’altro approccio, la storia delle forme, si procede all’individuazione delle strutture letterarie dei testi (narrativo, poetico, legale ecc.) ed “all’ambiente vitale” con particolare riferimento a quello socioculturale di chi scrive le diverse forme di scrittura consentono di individuare l’origine di chi scrive. Per entrambi gli approcci ripetiamo quanto affermato a Rolf Rendtorff.: Ne la critica letteraria né la storia delle forme devono impedire all’esegesi teologica di leggere ed interpretare i testi nelle loro connessioni attuali. Le osservazioni che sono state fatte in prospettiva critico-letteraria e di storia delle forme dovranno comunque sempre essere prese in considerazioni, ma possono avere soltanto una funzione subordinata e in ultima analisi devono servire a una migliore comprensione del testo nella sua forma finale.

 
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