Parte IV - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

LE PIU' ANTICHE FORME


La fonte “J”:

E’ lo stato letterario più antico,usa il nome proprio ebraico di Dio, ossia:YHWH, già dal suo inizio in Gen.2,4b. Qui si segnala anche l’inizio dell’opera;creazione,peccato originale ecc…Gen. 2,4b-3,24. Il testo J è stato conservato in ampia misura. Naturalmente tale strato letterario non può essere fatto risalire ad un solo autore,l’opera ha trovato il suo compimento in tempi lunghi, il tutto ha preso il via dalla raccolta di tradizioni “orali”. L’iniziatore dell’opera deve essere stata una figura singola, da invidiare in un gruppo di scribi, tale inizio fu chiamato J1,attorno ad essa è nata una vera e propria scuola che ha operato per un lungo periodo,ecco anche il perché,a volte,questo strato letterario contiene ripetizioni. La critica letteraria,proprio con riferimento alle ripetizioni contenute nel testo in esame,ha ipotizzato (secondo la recente ipotesi –documentaria) l’esistenza di una scritto da riferimento “base” detto G (Grundschrift) dal quale avrebbero attinto le opere J e E(vedi dopo). Dal punto di vista teologico si può affermare che in J non esistono i termini per una teologia in senso stretto,pur riconoscendola come “il primo teologo della storia”,la sua teologia è piuttosto “impacchettata” in racconti separati (diremmo oggi in “pillole”). L’opera presuppone l’esistenza di un Israele già consolidato il che storicamente è verificabile con il re Davide e si sviluppa fra il X secolo e l’ultimo quarto del secolo VIII. Il periodo del regno davidico-salomonico è infatti contrassegnato da una grande fioritura culturale,basta leggere 2 SAM. 9-20 e 1 RE 1-2. La fonte J venne composta nel sud del regno, in Giuda, per la sua stesura iniziale, si ipotizza una scuola di scribi legati al tempio ed alla corte luogo della “formazione superiore” e della “sapienza”.


La fonte “E”:

In questa opera non troviamo alcuna storia sull’origine del mondo essa vuole solo offrire una esposizione generale della preistoria di Israele. La designazione di Dio è elohim. (el (ugaritico-ebraico)—il (accadico)—allah(arabo)).I testi di questa fonte sono conservato nel contesto biblico solo in forma frammentaria. “E” è un testo più spiritualizzato rispetto a “J”, è posteriore rispetto a quest’ultima,il contatto con la fonte profetica è molto forte. La data di composizione sembra da doversi collocare verso la seconda metà dell’VIII secolo e l’origine dell’opera vide la luce al Nord nel regno di Israele.
E’ da segnalare il continuo confronto di questa fonte con il culto cananeo (Gen.22;1-19).


La fonte “JE”

Si tratta dalla redazione jehovistica, ha notevoli rapporti con il linguaggio profetico e del Deuteronomio.Essa si è sviluppata nell’interno di operare un aggancio tra le tradizioni di J ed E con l’opera deuteronomistica. Dal punto di vista storico è da collocare nel VII secolo fino al VI secolo inoltrato.


La fonte “D”

Questo importante strato letterario inizialmente costituiva parte integrante con la cosiddetta “opera storica deuteronomistica”, che comprendeva anche i libri di Giosuè.Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re. Tanto la sua cornice capp.1-11 e 31-34 quanto il vero e proprio corpo legistrativo nel capp.12-26 non costituiscono una unità letteraria. Il testo è ricco di contenuti registrativi e parenetici, su tali contenuti parenetici esistono due ipotesi:
a) si tratta di una istruzione del popolo fatta dal “leviti”(predicazione levitica)
b) è il frutto del lavoro di un ceto di scribi operanti alla corte gerosolimitana a partire del re Ezechia (2 Re 22;3-14..nel testo lo scriba Safàn sembra ricoprire un ruolo determinante).
Gli accenti posti dal testo sono relativi all’obbedienza della Legge,all’unità di YHWH e alla differenza di Israele rispetto ad altri popoli, tali accenti sono corrispondenti al pensiero della comunità esitico-postesilico. Con il Deuteronomio ha inizio una operazione di raccolta delle antiche tradizioni che verranno poi valiate e attualizzate ma ritenute vincolanti per le nuove situazioni storiche,.Per la prima volta siamo di fronte ad una teologizzazione del dato ricevuto, ma rispetto al messaggio di condanna dei profeti pre-esilici è sottolineata la possibilità di una nuova salvezza e di un nuovo futuro.(Deut. 30;1-10).


La fonte “P”

La fonte sacerdotale “P”( da Priesterschrift)usa un linguaggio e concetti teologici tematizzati: l’azione creatrice di Israele da parte di Dio,lo stesso popolo di Israele inteso come comunità culturale,il dono di Dio che stabilisce un patto con iniziativa esclusiva e sovrana. Caratteristica di questo strato letterario è un linguaggio monotono,pedante,fatto di formule,ripetizioni,elenchi. Si ipotizza l’esistenza di una stratificazione del testo per cui gli studiosi fanno riferimento ad un testo base detto Pg che conteneva il primo materiale narrativo tra cui Gen.1. L’obbiettivo finale di questo codice è la teoligizzazione della storia con particolare riferimento alla costituzione della comunità culturale di Israele. “P” è un prodotto tardivo presuppone la teologia del Deutoronomio e quella del deutero-Isaia. La sua stesura finale va riferita alla fine del V secolo ed è connesso con il nome di Esdra.Durante l’esilio i sacerdoti,Esdra compreso,si assunsero il compito particolare di porre per iscritto i costumi e le usanze del tempio andato distrutto e iniziarono a sviluppare il codice adattandolo ai bisogni della comunità restaurata così come esse l’avrebbero voluta. Questo processo di integrazione degli antichi insegnamenti raggiunse il culmine con Esdra che portò dell’esilio proprio il codice sacerdotale,questo codice fornì la cornice del Pentateuco.Ad una comunità delusa, particolarmente fallita, “P” fornisce un fondamento ed una legittimazione teologica con lo sguardo rivolto al tempo di Mosè.

 
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