Parte V - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

L’UOMO NELL’ANTICO TESTAMENTO


‘dm (adam) significa “uomo” oppure , come nome proprio, Adamo, ma il termine ha anche un valore collettivo e significa “umanità”, “gli esseri umani”. L’etimologia del termine non è chiara si è pensato alla radice semitica che indica “il costruire”, tra le tante altre ipotesi, l’accostamento preferito è quello ad “adama”terra, terriccio rosso (Gen 2;7 e 3;19). Comunque i racconti genesiaci riferiti alla creazione dell’uomo raccolgono narrazioni e concezioni mitiche provenienti da altri popoli,di rilievo è quella (di origine babilonese) di Gilgames:l’uomo tipico che perde l’immortalità. Il termine dm è usato in tutto “l’Antico Testamento”562 volte. Per Gen. 6;3 lo Spirito di Jahvè risiede nell’uomo,tuttavia la posizione dell’uomo rispetto a Dio è ben fissata: Dio si distingue da ogni essere umano per la veracità e durevolezza. Nella grande maggioranza dei passi biblici in cui ricorre il termine dm si fa riferimento sempre all’umanità intera e non soltanto agli Israeliti. Jahvè è il Signore e protettore di tutti gli uomini,è con lui che l’uomo si trova costantemente faccia a faccia senza che sia possibile sfuggirgli per le mille vie dl politeismo e del naturalismo. Tutti i testi dell’Antico Testamento vogliono essere ascoltati, anche se con accezioni diverse, perché dicono qualcosa di valido e coerente per tutti gli uomini e per tutti i tempi negli aspetti essenziali,in particolare essi affermano che: l’uomo non è padrone del suo destino,non vive solo di pane ma della Parola di Dio,deve amare ed essere umile. Quali sono le costanti significative dell’antropologia dell’Antico Testamento?:
a) l’uomo occupa nel creato una posizione particolare ed eccezionale,solo lui è il destinatario del soffio divino, gli sono imposti i comandamenti (…le parole…) di Dio, riceve l’incarico di dare un nome agli animali, è posto loro “signore”.
Dio lo ha creato “a propria immagine”… non c’è certezza su come interpretare correttamente questo passo,le ipotesi sono tante,alcuni fanno riferimento a Gen.5;3 per cui tra Dio e gli uomini sussiste lo stesso rapporto che c’è tra padre e figlio,l’unica certezza,comunque,è che gli uomini costituiscono una grande eccezione tra gli esseri viventi.
b) l’uomo è una creatura di Dio fatta di carne,anima e spirito (vedi dopo)
c)l’uomo ha coscienza della sua dipendenza che lo rende consapevole della sua responsabilità.L’accettazione di una responsabilità verso la collettività.
d) l’uomo è peccabile non riesce ad assolvere i suoi doveri. Il peccato ha una grande potenza(vedi cap.6). Quando l’uomo è chiamato “giusto” non si vuole intendere che sia senza peccato.Secondo l’opera letteraria J (vedi cap.4) l’uomo mangiando il frutto proibito è colto da un male radicale che lo allontana da Dio.
e) nonostante la caduta l’uomo rimane sotto la protezione di Dio,perché Dio è benigno,misericordioso e di grande bontà…Nella vita del popolo e dell’individuo si attua la volontà misericordiosa di Dio.


L’ANTROPOLOGIA DELL’ANTICO TESTAMENTO


Come si è visto secondo i testi biblici, l’uomo è fatto di carne,anima e spirito, ma come intendere questa sua particolarità e, prima di tutto,qual tipo di relazioni sussistono tra questi tre “elementi”? IN ebraico il termine bsr (basar) ha corrispondenti in tutte le lingue del ceppo semitico,i principali significati sono:carne,corpo. Il termine compare nell’A.T. 270 volte. Nel testo di Gen.2;7 il termine non compare direttamente, si preferisce parlare di respiro e anima.
Dio non solo ha rivestito il corpo umano di pelle,ossa,tendini, lo ha irrorato di sangue…,cosa ben più importante,lo ha dotato di anima (nps) in modo che egli diventi “essere vivente”. Ma nell’uomo la vita viene resa mediante lo Spirito (al femminile in ebraico) divino, ciò implica che lo Spirito non può essere considerato una componente della creatura umana, bensì dall’esterno agisce sulla/nella creatura in modo che non ne dispone. Tale azione dello Spirito,quale energia divina che sostiene il corpo animato, sottolinea la destinazione dell’uomo stesso alla comunione con Dio,alla vicinanza con Lui.
Molti testi dell’A.T. insistono sulla distinzione tra l’aspetto esteriore e quello interiore psichico dell’uomo (Giobbe 6;12—14;22—Isaia10;18… e molti altri…)l’uomo quindi comprende che la sua esteriorità ed interiorità.Tuttavia questa distinzione non consente assolutamente di interpretare l’uomo in senso dualistico-platonico di anima-corpo,ma deve intendersi composto di due aspetti diversi che riguardano lo stesso essere uomo in quanto totalità. E’ esclusa ogni interpretazione dicotomica(oanche tricotomia) come se s trattasse di elementi diversi a limite contrapposti,esiste invece tra questi elementi una reciproca connessione organica e psicosomatica. La personalità deve essere intesa come accentuata unità. L’attività spirituale dell’uomo è di per se propria dell’anima e del corpo. E’ sintomatico notare che tra gli uomini e gli animali esiste una “parentela”,sono creati nello stesso giorno (Gen. 1;24 ss.), sono fatti della stessa materia (Gen.2,19 s.)ma gli animali vengono sottomessi all’uomo.

 
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