Parte VIII - Chiesa Evangelica Di Volla

Vai ai contenuti

Menu principale:

Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

L’ETICA NEL PENTATEUCO


Per molto tempo l’etica così come espressa nel Pentateuco,particolarmente quella di Sacerdotale(P),è stata accusata di “superficialità legalistica”,vale a dire intenta solo a richiedere l’osservanza di determinati ordinamenti,calendari,impegnata sul fare…senza nessuna preoccupazione dell’impegno personale.A tale accusa aderì anche la “critica profetica”. Tuttavia bisogna riconoscere che l’accusa è solo parzialmente esatta,precisamente la “differenza di principio tra la concezione etico-religiosa del profetiamo e quella sacerdotale sii pone,ma occorre determinarla con esattezza”:affermare che l’etica sacerdotale attribuisce importanza al comandamento del “fare” concedendo pochissimo spazio all’atteggiamento interiore per cui il comandamento etico è equiparato a quello culturale,significa non tenere conto del fatto che per la modalità sacerdotale l’opera di Dio nei confronti del mondo coincide con l’istituzione della “legge”…l’uomo è chiamato a confrontarsi solo con la legge divina,colui che si sottomette a tale ordinamento obbedisce alle disposizioni di Dio,questo è l’uomo “pio”.Ecco perché,in definitiva,i sacerdoti erano custodi della legge e intenti all’opera di trasmissione del diritto:i comandamenti saranno osservati scrupolosamente. La sostanziale differenza,invece,tra visuale sacerdotale e profeitica è l’insegnamento morale: nel Pentateuco tutto è presentato sotto forma di diritto senza prestare alcuna attenzione all'impegno personale,anche se questo ne è il presupposto necessario.
Diversamente la visione profetica,come si vedrà,impernia tutto sulla scelta esistenziale della persona umana,per cui in riferimento all’atteggiamento interiore verso la volontà di Dio ogni atteggiamento legalistico esterno non possiede più un valore autonomo. Nella morale sacerdotale le leggi culturali equivalgono a quelle morali per cui l’aspetto esterno della liturgia costituisce il principio della fede del popolo (culto=autentica azione espressiva).Le norme morali erano inculcate attraverso quelle culturali(Salmo 32). La legge culturale legava le norme morali all’unica volontà di Dio,basti pensare ai comandamenti relativi alla purità,alle feste agricole ecc.Il sacrificio era,in tal modo,totalmente indipendente dalla spontaneità dell’individuo,se è eseguito secondo le norme stabilite attua l’espiazione del peccato e garantisce la presenza di Dio. Legata a tale concezione morale è la conseguente visione del mondo per cui il presente non ha futuro escatologico,semplicemente non ne ha bisogno perché il mondo è assolutamente stabile,esso è espressione essenziale del disegno eterno di Dio:tutta la realtà soggiace all’imperativo divino e prima o poi vi si adeguerà.Qualsiasi avvenimento storico,ogni nuova interpretazione-tradizione ingloba in se passato-presente-futuro.

Esdra(il grande restauratore e compositore del Pentateuco,post-esilico) non fa altro che restaurare il disegno divino eterno,già stabilito per il passato-presente-futuro: tutto è fondato per tutti i tempi,la potenza dominatrice di Dio è intoccabile e onnicomprensiva.(SALMI 93,96,97,99).
Il futuro messianico e l’epoca della salvezza non conosce una rottura essenziale,un annullamento dell’attuale ordinamento divino,in definitiva si tratta solo della riedificazione del regno davidico….
In tal maniera ogni ordinamento divino è vissuto in modo “satatico” e l’individuo non è chiamato ad avere un rapporto con il suo creatore, bensì ad inserirsi in un sistema cosmico-universale già fissato per l’eternità. Inoltre (etica del contraccambio)all’azione individualistica umana è conferita una importanza decisiva della comunione con Dio semplicemente svanisce perché perde il suo significato…. Ogni esperienza nuova di Dio è esclusa.
Contro tutto ciò si leverà al voce dei profeti.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu