Parte XI - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Antico Testamento di Giuseppe Verrillo

Il PROFETA EZECHIELE

Ezechiele apparteneva alla casta sacerdotale, fu deportato insieme ai notabili di Gerusalemme nel corso della prima deportazione (quella che interessò anche il re Ioiachin) del 597 a.C.,la sua chiamata è da collocare nel 593 a.C. (Ezechiele 1;2). La situazione dei deportati era sostanzialmente migliore se riferita a quella in Egitto di secoli prima, essi vivevano utilizzati per i lavori forzati ma sostanzialmente erano liberi di organizzarsi nel migliore dei modi, innanzi tutto gli fu consentito di conservare le loro tradizioni. Dal 597 al 586 a.C. (anno della distruzione di Gerusalemme) le profezie di Ezechiele, sempre rese in modo estatico, annunciamo l’imminente catastrofe, ma sino al termine del suo ministero, l’ultima profezia è da collocarsi nel 571 a.C., Ezechiele è il profeta che annuncia la nuova salvezza e la ricostruzione del tempio. Le profezie di Ezechiele sono descrizione destinate alla predicazione, tali descrizioni sono ricche di immagini simboliche, molto fantasiose, arricchitecon una “serie di allegorie”, è in tal modo che si sviluppò in Babilonia, luogo impuro per poter praticare sacrifici, un servizio religioso fondato sulla lettura e sulla preghiera, siamo agli albori del culto sinagogale del giudaismo già presente al tempo di Gesù. Il messaggio di Ezechiele segue tre strati principali: capp. 1-24,giudizio su Gerusalemme e allontanamento di Dio dal tempio; capp. 25-32,oracoli di minaccia contro le nazioni; capp. 33-48. visione del nuovo tempio e ritorno. Anche Ezechiele, come Geremia e Isaia, ha una concezione geocentrica degli eventi: l’uomo è di fronte a Dio che è il totalmente Altro, la salvezza avviene non per riguardo ad Israele o in virtù della sua fede, bensì per le promesse di Dio (Ezechiele 36;22). Ezechiele, comunque, è il profetiche prende le distanze dalle colpe dei padri dal lo passato peccaminoso, al singolo israelita è offerta la possibilità della conversione e con essa la nuova vita (Ezechiele18,23). Il libro di Ezechiele ha conosciuto una rielaborazione dopo la fine dell’esilio babilonese, i capitoli dal 40 al 48 vengono attribuiti al profeta stesso senza alcuna rielaborazione postuma.

IL DEUTERO-ISAIA


Come abbiamo già visto parlando del profeta Isaia i capp. Dal 40 al 50 presuppongono uno scenario storico che va inquadrato successivamente al 586 a.C.(anno della distruzione di Gerusalemme).L’autore di queste profezie è in Babilonia verso la fine dell’esilio avvenuta grazie all’intervento del re Persiano Ciro.Il profeta da voce alla speranza ed individua in Ciro re di Persia lo strumento di Dio per la liberazione del suo popoli. Questi capitoli contengono i cosiddetti “canto del Servo di Dio”da riferire non al popolo di Israele ma al singolo individuo.Già con Isaia 40,1 appare evidente non che le profezie di questi quindici capitoli hanno come scopo la consolazione del popolo. Per il deutero-Isaia Dio è il Signore della storia,tutti gli dei delle nazioni straniere sono in conflitto con Lui,gli dei delle altre nazioni sono “nulla” al Suo confronto da questo presupposto scaturisce il bel passo sulla confessione monoteistica (Isaia 44;6). “L’ultimo canto del Servo”.(Isaia 53;4)è il punto teologico culminante della bibbia ebraica e importante per il pensiero cristiano,troviamo qui per la prima volta espressa con chiarezza l’idea del valore vicario della “sofferenza del giusto”. Di questo profeta non conosciamo nulla,qualche storico ha avanzato l’ipotesi che la sua morte sia avvenuta in modo tragico perché giustiziato dai Babilonesi.

IL TRITO-ISAIA


Con i capp.56-66 del libro di Isaia lo scenario storico cambia nuovamente,siamo in terra giudea con il formarsi della nuova comunità culturale in Gerusalemme,la ricostruzione del tempio,che fu consacrato nel 515 a.C.,è presentato come un fatto già avvenuto. Sostanzialmente il Trito- Isaia è caratterizzato, a differenza del Deutero-Isaia,per una esperienza negativa legata al fatto che il tempo salvifico non è arrivato,per questo tale salvezza è proiettata verso il tempio della fine (Isaia 62,11). Si Tratta dunque dell’annuncio di un nuovo futuro, tutte le promesse fatte ad Israele (e in Isaia 66,13 e 14) abbiamo il primo esempio dei tratti “materni” attribuiti alla figura divina,ciò tendeva a voler correggere nel popolo l’immagine esclusivamente “maschile” di Dio. Anche di questo autore non conosciamo nulla.

 
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