Procreazione assistita - Chiesa Evangelica Di Volla

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Cultura e società > Bioetica

La procreazione medicalmente assistita 
Sono passati 34 anni dalla nascita della prima bambina concepita in provetta in Inghilterra, Louise Brown. Da allora la procreazione medicalmente assistita (o fecondazione in vitro) è stata nella ricerca medica sicuramente un traguardo molto importante. Essa ha ridato infatti la speranza di avere un figlio a molte coppie che altrimenti non avrebbero mai potuto generare. Però, come spesso accade, accanto alla bontà di una tecnica che cerca di risolvere un problema, in questo caso medico, ben presto si presenta il risvolto della medaglia con le sue implicazioni etiche, creando più problemi di quanti ne risolva. Infatti la tecnica nel volgere di pochi anni ha preso strade diverse da quella in cui una coppia eterologa (uomo- donna) ricorre alla fecondazione in vitro per avere un figlio. Si è cominciato a parlare ad esempio di utero in affitto, di fecondazione eterologa (dove c’è la donazione di ovuli o spermatozoi da parte di terze persone), quindi donne single che decidono di diventare madri. La conseguenza è stata che in un lasso di tempo nemmeno tanto lungo l’uso di queste tecniche ha messo in discussione il modello naturale della paternità e della maternità e contribuito all’erosione di quello tradizionale di famiglia. Il dono reciproco di sé nell’esperienza della sessualità e il legame d’amore nel quale generare un figlio, pur rimanendo una condizione importante, e auspicabile, per molti non è indispensabile della capacità di accogliere adeguatamente una nuova vita. La fecondazione assistita inoltre per essere applicata porta alla produzione di un numero di embrioni in sovrannumero rispetto al necessario. Quelli non utilizzati sono congelati e ciò per molti costituisce un problema morale in quanto, essendo un potenziale essere umano, non viene rispettata la sua dignità. Si apre pertanto un’altra questione sulla quale probabilmente non ci sarà mai un accordo, lo statuto dell’embrione umano: l’embrione umano è da considerarsi a tutti gli effetti un essere umano, con tutti i diritti che ne conseguono, oppure no? E’ evidente che nel campo bioetico nessuna decisione mette al riparo da possibili eterogenee conseguenze, a loro volta da riesaminare ed affrontare. Un punto di consenso si potrebbe trovare in un principio di relazione, cioè un ordine di reciprocità, di giustizia e di uguaglianza alla base di ogni rapporto. Nel campo dell’azione sociale dell’essere umano abbiamo la possibilità di orientarci, al di là delle divergenze delle teorie e dei sistemi etici, in base alla cosiddetta regola d’oro. Tale regola ci impone di accettare per gli altri solo le conseguenze che riteniamo per noi auspicabili (che nel cristianesimo diventa: fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te). Si potrebbero richiamare una serie di valori, quali la responsabilità, l’equità e la tutela dei soggetti meno favoriti, che esprimono anche un bagaglio di valori cristiani e non solo. In questa prospettiva ciò che andrebbe sempre garantito sono le migliori condizioni ambientali ed affettive nelle quali un bambino possa essere cresciuto e avviato ad un’esistenza autonoma a sua volta responsabile.
Diventare genitori non vuole solo dire dare la vita biologicamente, ma vuole anche dire impegnarsi a creare per il bambino o la bambina un ambiente eticamente adatto, dove possa sviluppare la sua personalità. Dobbiamo prepararci ad entrare in rapporto con questi bambini e bambine, rendendo loro conto delle nostre scelte e rispondendo alle loro domande, in quanto certamente ci interrogheranno sull’eredità ricevuta. 
In altre parole essi ci mettono, ci metteranno, in rapporto con l’umanità futura. Il nostro punto di riferimento quindi non può più essere soltanto l’"io". Inoltre non c’è una reciprocità come sosteneva Hans Jonas: se sei genitore/trice sei responsabile dei figli/e, se sei uomo o donna di Stato, sei responsabile degli esseri umani senza aspettarti nulla in cambio, perché è materialmente impossibile. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” disse Gesù (Mt.10,8), la stessa gratuità che Dio ha usato verso di noi deve essere quella che dobbiamo usare verso gli altri. Tutto ciò impone dei limiti. Limiti che in futuro potranno apparire superati ma che è giusto porli oggi proprio in vista e nel rispetto del futuro. 

Giovanni Napolitano 
Gennaio 2013
 
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