Tipologia - Chiesa Evangelica Di Volla

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Studi biblici > Riflessioni bibliche di Mario Affuso > Voci tematiche

Tipologia

“Non c’è nella Bibbia un senso definito una volta per tutte” (Origene). Sin dalle origini la riflessione cristiana, nel rispetto pieno della cultura e della tradizione ebraica, ha scorto nel Primo Testamento un contenuto ed un orientamento profetico che si reifica nel Nuovo senza per questo considerare esaurite le Scritture ebraiche. Tutt’altro! Nell’ermeneutica veterotestamentaria si scorge un modello di lettura in forza del quale persone, cose ed eventi del Primo (o Antico) Testamento possono prefigurare, come prefigurano, persone ed eventi del Nuovo Testamento. L’Apostolo Paolo in 1 Cor. 10 usa, pertanto, il termine tipo (o figura) per dire: “Queste cose furono figure (ôýðïé, tùpoi, = tipi) …” (v 6), oppure “Queste cose accadevano in figura (ôõðéêþò , tupikòs, = tipicamente)…” (v 11). Si legga anche Rom 5:14 "Adamo che è figura (ôýðïò, tùpos, = tipo) del futuro (o veniente)”. Un esempio piuttosto classico di metodo tipologico lo abbiamo in Gv 3:14 ove Gesù, chiave ermeneutica delle Scritture, dice a Nicodemo: “Come Mosè alzò il serpente nel deserto, così conviene che il Figliuol dell’uomo - egli stesso - sia innalzato”. In questo versetto il serpente (Num 21:9) si configura come 'tipo’ prefigurativo di Gesù che risulterebbe a sua volta 'antitipo’ del serpente. Nel metodo tipologico il tipo e l'antitipo si corrispondono. E' stato detto: “Di per sé la tipologia è tutt’altro che una forma peregrina di argomentazione specificamente teologica; essa procede invece dallo sforzo comune a tutta l’umanità, di comprendere i fenomeni sulla scorta di determinate analogie. (…) L’interpretazione tipologica è caratteristica del modo in cui la giovane fede cristiana si è disposta verso la sua eredità veterotestamentaria” (G. von Rad). La lettura tipologica, nella prospettiva di un’ampia riflessione ermeneutica, si incunea nel rapporto che lega indissolubilmente i due Testamenti. Tale metodo deriva dallo sforzo di ricercare il sensus plenior del testo biblico veterotestamentario. Per sensus plenior (significato più pieno) si intende quella profondità di significato delle parole di un autore ispirato, intesa solo da Dio al di là di quanto l'agiografo (= scrittore sacro) ha voluto esprimere coscientemente. In realtà, i veri profeti, strumenti scelti ma imperfetti nelle mani di Dio, non hanno compreso tutto quanto lo Spirito santo ha voluto dire mediante le loro visioni, le loro parole, i loro oracoli. Va detto pure che il fatto della ispirazione delle Scritture bibliche non esige affatto che l'autore capisse esattamente allo stesso modo di Dio il pensiero che doveva concepire e trasmettere. La ricerca del sensus plenior sfocia così anche nel senso tipico che deve essere considerato anch'esso come senso biblico. In realtà da Paolo in poi l'ermeneutica tradizionale parla, come si è detto, di tipi, di figure. In effetto la tipologia consiste nel porre in luce, con correttezza esegetica (senza acritici abbandoni entusiasti e a volte fantasiosi come accade in alcuni ambienti fondamentalisti) quelle realtà che possono essere anche prefigurazioni di eventi storicamente avverati e/o analogamente avverati in Cristo.  Con fermezza rendiamo attenti al fatto che il metodo tipologico non esaurisce la ricchezza del Primo (o Antico) Testamento che rimane pur sempre letteratura fondativa e fondamentale della religione e religiosità ebraica con la quale, pur nella sua varietà, occorre mantenere un costante, permanente rapporto dialogico per quello che della speranza ebraica possiamo apprendere e condividere. Il metodo tipologico può essere inteso anche come ‘comprensione spirituale’ delle Scritture; comprensione che viene dallo Spirito santo, quello Spirito che è stato e viene effuso per guidare nella ricerca della verità. “Il testo senza lo Spirito è niente” (A. Silesius).  Il sensus plenior e il senso tipico esaltano il valore permanente del Primo (o Antico) Testamento. Se il sensus plenior prolunga il senso parziale noto anche all'autore, l'antitipo è l'immagine ingran-dita del tipo: si pensi al sacrificio di Isacco come tipo del sacrificio di Gesù, alla liberazione dall’Egitto e da Babilonia come tipo della liberazione dal peccato e salvezza escatologica; alla liberazione di Giona dal ventre del pesce tipo della risurrezione di Gesù. Un’ultima considerazione: mentre il senso tipico è una trasposizione, il sensus plenior è il meglio nel senso letterale, quello che non dovrebbe mancare nella 'lettura di fede' ovvero sin dal primo approccio al testo biblico. "Se ti fermi alle parole non giungerai mai alla Parola". Interpretatio infinita est! (G. Scoto).



 
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